S.M.di Leuca: la “spianata” di Punta Ristola, denuncia degli archeologi alla Soprintendenza

LEUCA- Una spianata sulle rocce di Punta Ristola, a Leuca, accanto all’area archeologica in cui ricadono la grotta della Porcinara e la grotta del Diavolo. La Rete Civica per la Tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Archeologico ha presentato esposto alla Soprintendenza. È un nuovo tassello che si aggiunge all’inchiesta già avviata dalla Procura di Lecce sui lavori di consolidamento del costone. Una Porto Miggiano bis, quello che si teme.
Il nodo è nelle autorizzazioni per il cantiere, ancora in corso, da 75mila euro. Nessun parere richiesto alla Soprintendenza per i Beni archeologici, non necessario sulla base della procedura di somma urgenza adottata dal Comune di Castrignano del Capo. Tutto in regola, per il sindaco Anna Maria Rosafio.

Ma per gli archeologi, che mercoledì hanno effettuato un sopralluogo, i dubbi sono fondati: “quei lavori – dicono – mettono in pericolo la sicurezza di questi beni caratterizzati da un notevole interesse. Nello specifico, hanno interessato soprattutto l’area antistante la grotta del Diavolo con un movimento terra che ha portato alla realizzazione di una serie di terrazzamenti (ancora non completi). Per la loro messa in opera, si suppone sia stato necessario pareggiare il piano calpestio della scogliera, apportando anche materiale dall’esterno”. L’area manomessa, stando ai loro rilievi, è a ridosso dell’ingresso della grotta del Diavolo, risalente al periodo Neolitico, a 150 metri dalla grotta Porcinara, antico tempio di diverse divinità, ma con un ingresso, tra l’altro, diventato il ballatoio di una villetta privata.

È in questo contesto delicatissimo che sono stati effettuati gli interventi. C’era fretta, il parere della Soprintendenza, come si diceva, non è stato chiesto. Il risultato, almeno in superficie, è, in ogni caso, il pugno nell’occhio che si vede.
Poi, lì ci sono anche le restrizioni legate al Piano di assetto idrogeologico e quelle del Parco regionale “Otranto-Leuca”, su cui i pm Ennio Cillo e Valeria Mignone hanno puntato la lente. I lavori sono stati appalti il 10 marzo e iniziati nello stesso giorno dalle ditte Eurostrade di Melissano e Scai appalti di Salve, sotto la direzione del dirigente dell’ufficio tecnico comunale, l’ingegnere Leonardo Campa, e con il supporto tecnico dei geologi Gianluca Selleri e Luigi Chiffi.

“I tecnici – spiega la sindaca Rosafio – hanno ritenuto di dover intervenire in maniera abbastanza immediata, poiché si era aggravata l’apertura nel masso che lo scorso anno era stata valutata intorno ai 50 cm. Per me è prioritaria la sicurezza dei cittadini, perché qualche temerario che frequenta la zona c’è sempre”. E questo nonostante un’ordinanza della Capitaneria di Porto che vieta la fruizione di Punta Ristola.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*