BARI-Nome per nome, uno dopo l’altro, con la carica ricoperta, il compenso percepito e il perché, ora, è di troppo. Il governo centrale chiede conto alle Province, mettendo a loro disposizione un sito internet per comunicare i nomi dei dipendenti in esubero. Un modo per sciogliere il nodo e superare gli ostacoli che, soprattutto in Puglia, si sono creati tra gli Enti riformati e la Regione. Ma non solo. E’ anche una presa di posizione del governo per accelerare quel passaggio che, ad oggi, solo la Provincia di Brindisi ha fatto: inviare i bilanci delle società in house alla Corte dei Conti come stabilità dal comma 51 della legge di riordino.
Passaggio obbligato al quale tutte le amministrazioni erano tenute. Ma, come detto, solo Brindisi ha rispettato mostrando i bilanci della Santa Teresa, spiegando cosa intende fare per evitare di lasciare per strada i 13 dipendenti in esuberi e da dove intendere prendere i soldi per farlo. Il tempo per inviare i documenti è scaduto il 30 marzo, data entro la quale il governo aveva intenzione di chiudere la partita della riorganizzazione.
Non potendolo fare perché nulla è arrivato alla Corte dei Conti ha deciso di intervenire chiedendo conto degli esuberi, nome per nome. Negli incontri bilaterali con le Regioni, tenuti la scorsa settimana, intanto il ministero ha lasciato intendere di volersi fare carico della soluzione dei problemi. Nessuna dichiarazione ufficiale, né possibile soluzione sui casi più difficili, come Lecce dove gli esuberi sono tanti. Nell’incontro però è emersa una speranza per la Ico Tito Schipa.
Le orchestre sono un problema irrisolto in tutta Italia, per questo il governo pare aver accettato la richiesta di aprire un tavolo dedicato alla cultura nel quale si affrontino i problemi degli orchestrali, dei dipendenti di musei e biblioteche che lo stesso esecutivo ha delegato alle province già prima della legge Bassanini.
Alle Regioni il compito di dotarsi della legge di riordino. In Puglia potrebbe slittare alla prossima legislatura, nonostante l’ipotesi di convocare un consiglio regionale straordinario visto che questa potrebbe essere considerata materia indifferibile.