Ivan Regoli ucciso da un ex amico. La confessione: “Sono stato io ma non volevo uccidere”

MATINO- Si chiama Cosimo Mele, ha 34 anni. È lui l’assassino di Ivan Regoli, il giovane di Matino scomparso da casa il 12 settembre del 2011 all’eta di 29 anni. Una scomparsa appunto, per la quale si fecero tutte le ipotesi possibili: dall’allontanamento con amici alla fuga con artisti di strada. 

Solo il primo agosto del 2014 si ebbe la svolta. Nelle campagne tra Matino e Gallipoli, in contrada S. Anastasia, per un puro caso furono ritrovati resti umani in un pozzo durante dei lavori di ripulitura.

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Per Cosimo Mele, l’assassino reo confesso, deve essere stato un duro colpo. Si era portato dentro quel segreto per tre anni, erano l’unico a sapere che lì dentro c’era il corpo di Ivan. Mele ha confessato,10 giorni fa, durante un interrogatorio, poi è stato lasciato libero. Gli investigatori hanno continuato ad ascoltare le sue conversazioni per escludere del tutto la presenza di complici.

La conferma che le ossa fossero di Ivan si è avuta solo nei giorni scorsi, con l’esito degli accertamenti scientifici, ma già ad agosto i dubbi erano stati fugati dal riconoscimento degli indumenti da parte della madre e dell’ex moglie: un paio di bermuda ed una maglietta.

È in quel momento che la magistratura, con il pm Antonio De Donno e i carabinieri di Casarano al comando del Capitano Mattera e del Tenente Mitola, hanno cominciato ad indagare per omicidio e a concentrare i sospetti sul 34enne, ex amico di Regoli, nonché figlio della proprietaria del terreno dove le ossa sono state trovate, il luogo, in cui è avvenuto l’omicidio, dopo una colluttazione.

Ad incastrare Mele alcuni suoi strani comportamenti e le intercettazioni: non voleva che il terreno fosse messo in vendita, per paura che qualcuno scoprisse il cadavere. Ogni volta che la madre affiggeva i cartelli per la vendita lui li toglieva. Aveva minacciato due operai chiamati per ripulire la folta vegetazione.

Cosimo Mele, amico della vittima, ma da lui assillato con continue richieste di denaro, si era trasferito a L’Aquila dove lavorava come carpentiere. Ogni volta che rimetteva piede in paese Ivan e Antonio Coltura, fratello della madre del presunto assassino, rimasto l’unico indagato per molto tempo, tentavano di estorcergli del denaro, lo infastidivano con piccoli furti, gli incendiavano gli alberi. Lui, stanco, quel giorno aveva chiamato Ivan per chiarire. Invece avevano litigato. L’arma del delitto un pesante tubo usato in edilizia, così come le reti bianche trovate nel pozzo. Le ossa del cranio erano completamente fratturate.  “Non volevo ucciderlo”, ha detto agli inquirenti, ma il gip Gallo ha comunque firmato l’ordinanza per omicidio volontario.

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“Le indagini non si sono mai fermate”, ha detto il Procuratore Capo Cataldo Motta, nonostante la pressione dei familiari, della mamma di Ivan, Antonella Rizzo, che non ha mai creduto all’allontanamento del figlio e che per tutti questi anni ha vissuto con l’angoscia di trovarsi faccia a faccia con l’assassino. In realtà il lavoro degli inquirenti è continuato, anche se sbrigliare la matassa non è stato facile.

La criminalità organizzata questa volta non c’entra. Il movente, un litigio banale. Poi a poco a poco la verità e la conferma di quanto sostenuto in tutti questi anni dalla mamma di Ivan: il figlio era stato ucciso.

Mariella Costantini

 

 

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