LEUCA- Il no alle trivelle nei mari del Salento è formalizzato anche con i primi pareri non favorevoli che la giunta regionale ha espresso nelle scorse ore. Si inseriscono nell’ambito del procedimento ministeriale di Valutazione di impatto ambientale, avviato dopo la scadenza dei termini per presentare le osservazioni, che i Comuni e la Provincia hanno depositato prima di Natale.
Dunque, anche da Bari il no è netto ed è triplo: saranno notificati al Ministero per i Beni e le Attività culturali quelli per le due istanze presentate dalla società Global Med, con sede in Colorado, in due specchi d’acqua prospicienti la costa di Leuca; il terzo riguarda il permesso di prospezione di idrocarburi liquidi e gassosi proposto dalla Schlumberger Italiana Spa, con sede a San Donato Milanese ma costola del colosso texano. In questo caso, la porzione interessata coincide con l’intero golfo di Taranto.
La mobilitazione nel Salento, tra novembre e dicembre, è stata forte e ha già fatto alzare le barricate al territorio. La Global Med ha inviato le sue istanze a fine ottobre a 19 Comuni rivieraschi, da Otranto a Castrignano del Capo. In realtà le sue richieste sono tre, per complessivi 2.207 chilometri quadrati, ad appena 13,9 miglia, cioè 25 km, da Punta Ristola. Sulla terza (“d 91 F.R-.GM”) è in corso una disputa con il duo Petroceltic Italia-Edison.
Ma quello che si prospetta per il Salento, complice anche lo Sblocca Italia, è un assalto senza fine: dopo Leuca, a novembre è arrivata l’ennesima richiesta per cercare petrolio anche al largo di Gallipoli. Stavolta, ad essere coinvolti sono 14 Comuni leccesi e gli undici tarantini che si affacciano sullo Ionio, per un’area vastissima, pari 4.030 km2.