SAN FOCA- “Un passo indietro”: così commenta il sindaco di Melendugno il secondo incontro con la presidenza del Consiglio dei Ministri sul gasdotto Tap, per la quale “questa procedura va conclusa con questo progetto e non con altri”. Cioè: facendo salva questa procedura, l’approdo del gasdotto deve essere San Foca.
E se la settimana scorsa la presidenza del Consiglio aveva manifestato un’apertura sulla possibilità di individuare nuovi approdi, ora è chiusura. Non totale, poiché è stato comunque detto che i territori eventualmente interessati (Casalabate, Lendinuso di e Brindisi porto) potrebbero sedere al prossimo tavolo che si terrà tra una settimana.
Ma i fatti sono questi: a meno che Tap non sia disposta ad elaborare nuovi progetti -e quindi ad attivare una nuova procedura con il ministero dell’ambiente- la procedura da tenere in considerazione è questa, è legittima e vede la costa di Melendugno come arrivo in italia del tubo che porterà il gas dall’Azerbaijan all’Europa.
Il sindaco Marco Potì fa sapere di aver fatto mettere agli atti “L’atteggiamento da Giano Bifonte della società, che ora mette fretta per la conclusione del progetto e per far partire i lavori, ma che, da febbraio a dicembre 2014 -dopo aver ottenuto la valutazione di impatto ambientale- ha per 7 volte chiesto la proroga dei tempi: due anni in più rispetto alla tabella di marcia attuale”. E ancora dice: “Se saremo noi l’approdo, troveranno mezzo territorio contro”