LECCE- Come sarà l’Italia del 2050? Un deserto senza le riforme istituzionali ed economiche vere necessarie al suo sviluppo. Gerardo Meridio, coordinatore nazionale del Mir, bolla le riforme di Renzi come puri slogan.
L’Italia e il Salento hanno bisogno di altro anche secondo il presidente della Provincia uscente, Antonio Gabellone, che critica aspramente lo svuota province e la marginalizzazione dei territori che ne deriverà con l’istituzione delle città metropolitane, Bari inclusa, che dreneranno ancora più risorse. Fondamentale una riforma seria degli assetti territoriali, secondo Gaetano Messuti, ma è imprescindibile, soprattutto, una sburocratizzazione amministrativa che non faccia esplodere casi come quello dell’ex Massa in cui gli enti pubblici finiscono in tribunale e i lavori si bloccano per anni. Per Giampiero Samorì si deve partire dall’accesso al credito: le banche devono concedere a famiglie e imprese liquidità, agli stessi interessi concessi dalla banca centrale.
C’è bisogno anche di far ripartire il centrodestra, secondo il leader del Mir, cominciando dai valori comuni, dalla famiglia e soprattutto da una maggiore democrazia interna: le primarie, dunque, e il coinvolgimento della base sono il punto da cui partire.
Paolo Pagliaro, critico con i provvedimenti spot di Renzi, ripete che la riforma che tiene in piedi le “provincette” peggiorerà le cose: “La Riforma delle 36 regioni sarebbe stata la strada maestra, perché ogni territorio avrebbe avuto voce e ci sarebbe stato un vero risparmio e una vera razionalizzazione”.
Poi, il presidente del Movimento Regione Salento chiede a Fitto di fare in fretta per la campagna elettorale pugliese, “per chiudere con il decennio di mal governo della sinistra”.
L’ex ministro di Maglie risponde che la sua linea è chiara. Primarie a tutti i livelli e quindi anche in Puglia, ma c’è chi vorrebbe prendere la direzione opposta, quella degli accordi a tavolino tra partiti: in questo momento, va avanti un braccio di ferro romano con Berlusconi ed Ncd.
Fitto chiede a Forza Italia di tornare a fare opposizione perché tutti gli indicatori economici bocciano le riforme di Renzi. L’ex ministro fa autocritica: “Gli elettori del centrodestra non vanno più a votare: necessario un coinvolgimento attraverso le consultazioni della base”