Shoah e Salento, l’itinerario della memoria: qui migliaia di ebrei tornarono alla vita

LECCE- La tragedia della Shoah ha attraversato molte vite e territori e tra questi anche il Salento, luogo di accoglienza, del recupero della serenità e dell’umanità, dopo la dismissione dei campi di concentramento, per migliaia di ebrei.

Anche per questo motivo tale giornata ha un significato particolare per questa terra.

C’è un vero e proprio itinerario della memoria legato all’Olocausto e che in pochi conoscono. Santa Maria di Leuca, dove molte donne diedero alla vita i loro bambini nell’ex colonia Scarciglia e l’accoglienza era diffusa in varie ville, ma anche Tricase Porto, Santa Cesarea Terme e, soprattutto, Santa Maria al Bagno, dove tra il 1943 e il 1947, c’era il campo di accoglienza che ha ospitato tanti ebrei in viaggio verso il nascente stato di Israele, una pagina esemplare che nel 2005 ha fatto guadagnare a Nardò la Medaglia d’Oro al merito civile.

È lì che venne accolto, tra il ’45 e il ’46, anche Moshe Haelion, originario di Salonicco, deportato ad Auschwitz. Ha fatto giungere il suo videomessaggio agli studenti che in mattinata hanno visitato il Museo Ebraico di Lecce, impegnati nell’incontro “Memoria individuale e memoria collettiva: una riflessione sul concetto di identità” con l’artista israeliana Adi Kichelmacher.

Nipote di una nonna che ha vissuto sulla sua pelle la deportazione, l’artista da dicembre ha tenuto a Lecce la sua mostra “Le tracce del treno della vita”, uno spaccato dell’Europa del ‘900 e delle persecuzioni nazi-fasciste.

 

(Nella foto di copertina, mamme con bambini nati nel campo DP di Santa Maria di Leuca, foto riportata nel libro Guida al Salento Ebraico)

 

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