Archeologia, il ventre di Ugento restituisce una grande tomba romana

UGENTO- Appena fuori dall’attuale centro abitato di Ugento, nel corso di alcuni saggi disposti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto in proprietà privata, sono venute alla luce testimonianze che portano nuovi dati utili alla ricostruzione della storia di Ugento: oltre ad alcune strutture murarie probabilmente databili ad epoca medievale, è emersa una sepoltura di grande interesse per lo studio della ritualità funeraria.
“Si trattava – spiega la Soprintendenza – di una fossa in nuda terra nella quale erano stati deposti in momenti successivi tre individui, rinvenuti ancora in connessione anatomica. La sepoltura, risalente con ogni probabilità all’Età romano-repubblicana, ha restituito ben 4 monete non ancora leggibili ed una lucerna a pasta grigia. Una volta rimossi gli scheletri, sono venute alla luce quattro controfosse all’interno delle quali erano stati deposti i resti degli inumati sepolti in precedenza e alcuni oggetti di corredo: in particolare, oltre ad una trozzella e ad un vasetto miniaturistico acromo, forse inquadrabili nel III a.C., all’interno di una delle fosse era stata sepolta con cura una oinochoe (un contenitore per mescere il vino) di grande bellezza, con corpo baccellato, databile ad epoca ellenistica. Il contesto sembra testimoniare il riuso di una fossa sepolcrale da parte di un gruppo famigliare che ha tramandato la propria memoria lungo almeno due secoli, dall’età definita messapica, per la presenza della popolazione autoctona, all’epoca della dominazione romana. Gli scheletri rinvenuti all’interno della sepoltura nei prossimi mesi saranno oggetto di uno studio archeoantropologico approfondito, finalizzato a chiarire gli aspetti legati all’età/sesso dei defunti, alle condizioni di vita e alla presenza di eventuali indicatori di legami parentali che possano confermare la presenza di individui appartenenti al medesimo gruppo famigliare”.

 

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