Mercatone 1, la speranza tra cassa integrazione e nuovi acquirenti

BARI – Subito la cassa integrazione, poi la ricerca di un nuovo acquirente. Sono questi i punti prioritari per una soluzione della vertenza del Mercantone 1 che, nella notte di venerdì scorso, ha abbassato le saracinesche dei punti vendita di tutta Italia, lasciando a casa 1800 persone. Di queste 123 appartengono ai tre punti vendita del Salento, San Cesario, Surano e Matino.

E dopo l’incontro di ieri al Mise, i dipendenti hanno manifestato la propria preoccupazione dinnanzi alla sede della Regione Puglia, a Bari. “Io lavoravo nel punto vendita di San Cesario – ci racconta una dipendente – il negozio che il 17 aprile ha subito lo sfratto esecutivo, quindi noi abbiamo un problema in più da affrontare”. “Ci sono 42 dipendenti con altrettante famiglie alle spalle, solo in quel punto vendita – spiega una collega – ci aspettiamo che la cassa integrazione arrivi presto, anche retroattiva rispetto allo stato attuale, dal 25 maggio giorno in cui ci è arrivata questa lettera”.

I sindacati, nell’incontro con la task force regionale sull’occupazione, hanno avanzato richieste chiare. “I percorsi sono questi – spiega Barbara Neglia, segretaria generale Filcams Cgil Puglia -. Provare a mettere in campo le politiche attive, trovare possibili nuovi compratori sul territorio che non significa dare a questo la priorità e spacchettare i negozi, ma avere un elemento aggiuntivo alla politica che abbiamo deciso di mettere in piedi  al Ministero”. “Con la Regione Puglia – ha aggiunto Marco dell’Anna, segretario Uiltucs Puglia – dobbiamo costruire un percorso che nell’immediato porti anche ad un intervento di sostegno al reddito per questi lavoratori. Magari attivando anche un percorso di formazione e riqualificazione che potrebbero essere opportunità importanti”.

E non ultimo è stata chiesta una forma di controllo vera, questa volta. Il 30 maggio prossimo, ci sarà un nuovo incontro al Mise, ciò che si punta a fare è ottenere dal Tribunale di Milano di revocare il diniego all’esercizio provvisorio e contemporanemante “con la gestione straordinaria, d’intensa con il Ministero – spiega Leo Caroli, responsabile della Task force regionale sull’occupazione – vorremmo provare a chiedere al Tribunale di Milano la retrocessione del ramo d’azienda ceduto da Shernon che hanno provocato questo disastro, in modo da avere un interlocutore in grado di avanzare la richiesta di cassa. Questa è la priorità assoluta”.

I tempi per il nuovo acquirente potrebbero essere lunghi, subito si devono riaprire i negozi e annullare il contratto di vendita perché Shernon dei 25milioni di euro ne ha versati solo la metà. Annullando la vendita, i lavoratori tornerebbero ai contratti di agosto, senza riduzioni orarie così da ottenere ammortizzatori sociali più sostenibili.

 

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