Case popolari, illeciti amministrativi e contatti con i boss: ecco i capi d’imputazione

LECCE- L’accusa principale della quale rispondono i coinvolti nell’inchiesta “case popolari”, condotta dai pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci è di associazione a delinquere. In qualità di funzionari e amministratori pubblici del Comune di Lecce, operavano da collettori di consensi elettorali promuovendo, in alcuni casi, gruppi di occupanti abusivi, alcuni dei quali costituiti in comitati. Il tutto strumentale a creare un sistema di gestione e di controllo dei voti attraverso l’utilizzo distorto degli strumenti previsti in materia di edilizia residenziale pubblica che consentiva di utilizzare gli alloggi popolari come merce di scambio per il soddisfacimento di scopi privati ed utilitaristici dei pubblici amministratori. Questo avveniva attraverso la concordata e continua violazione della Legge Regionale n.54/84 e successivamente della n. 10/14 finalizzata all’assegnazione illegittima di alloggi popolari in deroga e comunque elusione della graduatoria generale ed in assenza dei requisiti e presupposti di legge.

Nell’ordinanza di 800 pagine a firma del gip Giovanni Gallo vengono riportati i diversi capi d’imputazione.

Attilio Monosi. E’ ritenuto il capo e promotore dell’associazione, ideatore, sin dall’inizio del suo mandato, delle iniziative strumentali a dare “veste legale” al sistema dell’illecita gestione degli alloggi parcheggio di proprietà comunale . Era referente di “comitati abusivi” ai quali nel corso delle campagne elettorali, relative sia alle comunali del 2012 che alle regionali del 2015, prometteva ripetutamente, in cambio di sostegno elettorale per lui e per i candidati da lui sostenuti, la sanatoria delle occupazioni abusive attraverso apposita legge, poi effettivamente intervenuta, provvedendo ad intervenire direttamente per bloccare o sospendere le procedure di sgombero degli alloggi abusivamente occupati dello Iacp e degli Erp di proprietà comunale. Gestiva ad organizzava, nella sua qualità di assessore alla casa, immobili confiscati alla mafia ed assegnati al Comune di Lecce.

Luca Pasqualini. Interlocutore privilegiato all’interno dell’amministrazione di appartenenti a contesti della criminalità organizzata, e in particolare al clan di Pasquale Briganti e Roberto Nisi e di soggetti vicini a questi dai quali otteneva sostegno elettorale nel corso delle amministrative 2012.

Antonio Torricelli. Forniva l’apporto indispensabile per la realizzazione, insieme ai sodali (e in particolare Attilio Monosi) delle iniziative volte a dare “veste legale” al sistema dell’illecita gestione degli alloggi di edilizia residenziale. Si era attivato inoltre per consentire, insieme a Monosi, la protrazione dell’occupazione abusiva dell’alloggio Iacp di piazzale Genova da parte di Vanessa Tornese, collettore di voti per le elezioni regionali in favore di candidati da lui specificamente indicati, millantando il nome di un ex consigliere regionale attualmente ritornato tra le forze dell’ordine. Ci sono altri nomi di candidati che emergono nell’ordinanza, come quello, ad esempio di un consigliere regionale pugliese, ma che, come specificato nelle parole del pm e nell’ordinanza, niente hanno a che fare con l’inchiesta.

Giuseppe Naccarelli. Provvedeva ad avviare, curare e concludere attraverso l’istruttoria del bando 01/11 per la creazione della graduatoria ordinaria attraverso la quale con l’illegittima assegnazione di 4 punti ai soggetti già assegnatari di alloggi parcheggio creava i presupposti per l’assegnazione degli alloggi definitivi agli stessi, compresi alloggi di nuova costruzione (via Potenza) con conseguente liberazione di alloggi parcheggio da riutilizzare con arbitrari assegnazioni.

Pasquale Gorgoni. Ideava e istruiva materialmente i provvedimenti amministrativi adottati nel contesto del sistema di illecita gestione degli alloggi.

Perulli Piera. Istruiva materialmente tutti i provvedimenti amministrativi adottati nel contesto dell’illecita gestione degli alloggi riconducibili alle decisioni di Monosi e Pasqualini cui forniva gli strumenti necessari per realizzare i fini dell’associazione della cui illegittimità aveva piena contezza.

Paolo Rollo. Firmava i provvedimenti amministrativi riconducibili alle decisioni di altri.

Giovanni Puce. Anche lui, partecipe dell’associazione, firmava provvedimenti amministrativi.

I due arrestati finiti in carcere, Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, sono ritenuti i responsabili dell’aggressione subita dalla prima persona che denunciò alcune “stranezze” nell’assegnazione degli alloggi in una villetta di Giorgilorio. Era il 9 giugno del 2015.

Del collegio difensivo fanno parte, tra gli altri, gli avvocati Amilcare Tana, Giancarlo Dei Lazzaretti, Riccardo Giannuzzi, Luigi Covella, Stefano De Francesco, Benedetto Scippa, Luigi Rella.

 

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