Processo La Fiorita, corruzione: Fitto assolto perché il fatto non sussiste

BARI-“Il fatto non sussiste”. È questa la formula piena di assoluzione con la quale la Corte di Appello di Bari ha giudicato innocente l’ex ministro agli Affari Regionali, Raffaele Fitto, dal reato di corruzione nel processo La Fiorita.
Due anni fa, in primo grado, l’europarlamentare magliese fu condannato a quattro anni di reclusione, ridotti a uno per effetto dell’indulto, e a cinque di interdizione dai pubblici uffici, per i reati di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio. Venne assolto, invece, dalle accuse di peculato e da un altro abuso d’ufficio. Adesso, in secondo grado, è stata ribaltata la sentenza.

Stando all’accusa, Fitto avrebbe intascato una presunta tangente da 500mila euro pagata dall’imprenditore romano Gianpaolo Angelucci. I fatti risalgono al 2005, anno in cui la Tosinvest di Antonio Angelucci, stando alla ricostruzione dei pm, versò mezzo milione di euro alla lista La Puglia prima di tutto creata dallo stesso Fitto in occasione delle elezioni regionali. Per la Procura di Bari, sarebbe stato quello il “prezzo della corruzione del Fitto da parte dell’Angelucci”: sotto forma di finanziamento ai partiti sarebbe stata veicolata la tangente per ottenere dalla Regione Puglia (di cui l’attuale leader dei Conservatori e Riformisti all’epoca era governatore) la gestione di undici residenze sanitarie assistite nell’ambito di un appalto da 198 milioni di euro.

Ora, l’accusa di corruzione è stata dichiarata insussistente sia per Fitto che per Angelucci. Per l’ex ministro è stata anche confermata l’assoluzione per un abuso d’ufficio, mentre sono stati dichiarati prescritti gli altri reati che gli venivano contestati, fra i quali l’illecito finanziamento e altri due episodi di abuso d’ufficio.

“Era il 20 giugno del 2006 quando mi fu notificata un’ordinanza di custodia cautelare con il sequestro dei miei beni – dice Fitto -. La Camera dei deputati, nonostante la mia richiesta di autorizzare l’arresto la respinse all’unanimità. Oggi , sicuramente, sono molto soddisfatto per la sentenza di assoluzione con formula piena ma al tempo stesso molto amareggiato. Non è il giorno delle valutazioni o dei commenti ne’ tantomeno delle polemiche o dei festeggiamenti. Ringrazio i miei avvocati Francesco Paolo Sisto , Luciano Ancora ed Angelica Loiacono per la straordinaria dedizione e competenza. In pochi minuti mi sono passati nella mente quasi 10 anni della mia vita”.

Esprimono gioia e certezza che sarebbe andata così non avendo dubbi sull’azione dell’allora presidente della Regione Fitto, l’on Roberto Marti, Paolo Perrone, Mino Frasca, Luigi Mazzei

 

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