Allarme SEU, il contagio non è finito. Angurie sotto accusa

ospedale 'perrino'

BRINDISI- Il boy scout, quindicenne di Brindisi, torna a casa. E’ il settimo dei 16 casi di Sindrome Emolitoc Uremica, registrati da giugno in Puglia, a guarire dopo il brutto spavento.  La piccola di Calimera, invece, è ricoverata nell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, per lei si sono rese necessarie ancora trasfusioni di sangue visto che l’anemia  era importante.Ma i casi di contagio non sono finiti qui. Ad annunciarlo è Cinzia Germinario responsabile del Centro Epidemiologico pugliese. “Bisogna attendersi ulteriori episodi, dice, c’è il rischio di diffusione”.

Questo anche perché le indagini non hanno ancora fatto chiarezza sulla fonte di diffusione del batterio. Ed è per questo che il Centro stesso ha chiesto supporto ai Naso per intensificare le analisi.

Gli indiziati speciali sono le angurie lavate con acqua contaminata, la verdura per lo stesso motivo, la carne cotta poco nei fast food per strada. Questi gli unici punti in comune tra i casi finora emersi.

Escluse con certezza, invece, le acque di balneazione. I controlli effettuati dai biologi hanno riscontrato valori nella norma.

Il picco, si suppone, sarà raggiunto a fine mese. Anche la zona non è chiara. La diffusione è a macchia di Leopardo. Nel Salento sono state interessate Calimera, Brindisi, Torre Canne, Fasano, e Taranto.

Invita alla calma Piergiorgio Chiriacò primario del reparto di malattie infettive al Perrino di Brindisi. “Una scarica non solida non è preoccupante. Cinque scariche in 24 ore iniziano ad esserlo, soprattutto se accompagnate da sangue e muco. Quando compaiono questi sintomi, spiega Chiriacò, è bene rivolgersi al pronto soccorso vicino così da monitorare la funzionalità renale e decidere se è necessario il consulto infettivologico”. La situazione, spiega, è sotto controllo.

Ancora una volta è bene ribadire le norme igieniche da seguire: lavare bene mani, oggetti, frutta e verdura, cuocere molto bene carne e pesce, evitare latte non pastorizzato. E in più, quando compaiono i classici sintomi, diarrea con sangue e muco nelle feci, non somministrare antibiotico ma rivolgersi subito al medico di famiglia, al pediatra o al pronto soccorso vicino. Gli antibiotici  in questo caso provocando una massiccia morte dei germi, e una conseguente morte cellulare, amplificano la liberazione della verocitotossina, la responsabile della Seu.