Il ministro Cecile Kyenge nella tendopoli: “Tornerò quando Nardò sarà un esempio”

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NARDO’- È quasi un blitz, quello del primo ministro nero della repubblica italiana tra i braccianti africani di Nardò. Non era programmata dal protocollo ufficiale la visita del ministro all’integrazione presso la tendopoli della vergogna, dove i migranti dormono sotto gli ulivi, in condizioni igienico-sanitarie spaventose, appena alleviate dall’acqua potabile e dai bagni chimici forniti dal comune. La prima tappa di Cecile Kyenge a Nardò è in un luogo simbolico, masseria Boncuri: esattamente due anni fa l’estate caldissima del 2011 vide il primo sciopero dei migranti, che si ribellarono allo sfruttamento e ai caporali, guidati da Yvan Sagnet. Due anni dopo, molte cose sono cambiate: Boncuri è chiusa a doppia mandata, per scelta del comune, e non a caso è qui che va in onda la polemica tra il sindaco Marcello Risi e il segretario salvatore

Due anni dopo lo sciopero di Boncuri, Yvan Sagnet fa parte della Cgil che ha organizzato l’iniziativa: ed è proprio lui a pressare il ministro affinché faccia uno strappo al protocollo ufficiale: vada sotto gli ulivi a parlare con i lavoratori e a conoscere le condizioni dell’accoglienza in questa terra.

Il Ministro Kyenge risponde con prudenza: ripeterà più volte che la sua visita vuole portare concordia e non divisione. Una intenzione che trova rappresentazione visiva di lì a poco, il ministro all’integrazione si inoltra nel campo mano nella mano con il prefetto Giuliana Perrotta. Durerà poco, la visita fuori programma al campo nel quale i migranti hanno invitato il ministro: due o tre minuti, non di più, nei quali la Kyenge vede come vivono, dormono, mangiano i migranti di Nardò, che cercano di interpellarla.

Ma il protocollo ufficiale prende il sopravvento, il ministro viene portata via e le macchine di stato si allontanano in tutta fretta dal campo della vergogna, nel quale il sindaco risi, stavolta, non ha messo piede: attende il ministro nel chiostro dei domenicani, insieme alla deputata del pd Teresa Bellanova, all’assessore regionale Elena Gentile, il segretario regionale della cgil, Gianni Forte. Al convegno, presenti anche gli assessori regionali al lavoro Leo Caroli, all’agricoltura Fabrizio Nardoni, alla legalità Guglielmo Minervini, nonché il consigliere regionale Antonio Galati e la deputata Donatella Duranti, è soprattutto la Bellanova a ripercorrere le tappe che hanno fatto di Nardò un luogo simbolo dei diritti dei migranti in agricoltura, anche a causa del processo penale che vede parte civile la regione puglia ma non il comune di Nardò. È qui che si tocca il punto delicato e non a caso è caldo, ma non unanime, l’applauso che scatta quando il ministro identifica il vero “nemico” in campo.

Le leggi, in sintesi, ormai ci sono: da un lato vanno applicate, dall’altro vanno sostenute con politiche vere di accoglienza: il ministro chiede alla prefettura di tenere insieme tutte le parti per programmare l’accoglienza in modo che Nardò diventi (attenzione a questa parola: diventi) un esempio positivo.

 

Foto Antonio Castelluzzo