Quando i rifiuti spuntarono dalla pancia della terra

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SOLETO- Spuntarono dalla pancia della terra, sotto gli occhi allibiti di tutti. Il 24 marzo 2011, sotto il basolato a Soleto, l’incredibile scoperta, portata a galla dalle ruspe. Cumuli di rifiuti, almeno 3-400 metri quadri di guaine bituminose, di quelle utilizzate per impermeabilizzare i tetti delle abitazioni. C’era anche un cingolo arrugginito  e poi resti di lavorazioni edili.  Dal sottosuolo della piccola area verde stava riemergendo una discarica sepolta, rifiuti dall’alto potenziale inquinante.

Una bomba ecologica a ridosso delle case e sotto i piedi dei bambini che lì ci giocavano. All’alba del 14 luglio del 2011, due anni fa esatti esatti, carabinieri e finanzieri bussarono alla porta di uffici tecnici comunali e abitazioni private, eseguendo una decina di perquisizioni a carico anche di chi, oggi, è finito in manette, il responsabile del settore lavori pubblici, raffaele zizzari,  e dell’imrpenditore fabio ancora, titolare della tecnolight, la ditta che aveva eseguito i lavori in piazza genova.  Ed è qui che l’indagine si è incrociata con quella, già in piedi, sul fotovoltaico. La realizzazione di diversi parchi, proprio a ridosso dei comuni di soleto e di corigliano d’otranto, era finita non molto tempo prima nel mirino delle forze dell’ordine, che su quelle centrali del sole avevano apposto i sigilli, scatenando le polemiche e le proteste degli operai costretti a rimanere a casa. Impianti e rifiuti sommersi, secondo le forze dell’ordine, erano strettamente collegati, tanto che le indagini si sono incrociate poi in un unico filone, arrivato ora al capolinea.

L’area di piazza genova, in realtà, era già stata sottoposta a sequestro nel 2010, quando il sospetto della presenza del materiale nel sottosuolo era diventato una certezza con i primi scavi. Con il passare del tempo, le indagini hanno chiarito ruoli e responsabilità, a partire dal 2006, quando l’amministrazione approvò  il progetto di riqualificazione dell’area, consegnata, poi nel 2008. Due anni dopo, su precisa indicazione delle Fiamme Gialle, si procedette allo scavo. Dopo altri tre anni, gli arresti. Nel frattempo, a Soleto sono rimaste le ferite di un inquinamento nel cuore del centro abitato e quelle di una costellazione di parchi di silicio nelle campagne vergini.