Omicidio Bianco, ascoltati parenti e amici

Massimo Bianco

MARTANO (LE)   –   Un esecuzione mafiosa, un omicidio spietato, un regolamento di conti saldato con il sangue. L’assassino o gli assassini di Massimo Bianco, 41 anni di Martano, non solo hanno ucciso ma hanno lasciato un messaggio preciso: chi sbaglia paga.

Il cadavere dell’uomo, freddato con un colpo di pistola alla tempia sinistra forse mentre era in ginocchio, è stato abbandonato nelle campagne a ridosso della provinciale che da Martano porta a Carpignano salentino. 100 metri circa dalla strada, sotto un albero d’ulivo, ben visibile da chiunque. Gli assassini non avevano alcun interesse a nasconderlo. Massimo Bianco doveva essere trovato.

Non hanno esitato ad infierire sul corpo, lo hanno cosparso di benzina e poi gli hanno dato fuoco, anche se le fiamme si sono autoestinte poco dopo. Il colpo è stato sparato probabilmente da una distanza ravvicinata. Non sembrerebbe esserci il foro d’uscita, il proiettile quindi sarebbe rimasto nel cranio e questo potrebbe aiutare ad individuare il calibro della pistola.

Sarà l’autopsia che dovrà essere eseguita nelle prossime ore a chiarire molti punti oscuri. Innanzitutto a quando risale la morte del pregiudicato martanese, ex sorvegliato speciale ed ora libero di muoversi, arrestato nel 2010 per una brutta storia di estorsione ed usura nei confronti di un imprenditore di Nardò.

Fondamentale capire anche dove è avvenuta l’esecuzione. Secondo gli inquirenti, arrivati sul posto ieri nel primo pomeriggio, lontano da quella campagna in contrada Li fischetti. Le ciabatte dell’uomo e i suoi occhiali da sole, lontani dal corpo, lasciano pensare che il cadavere sia stato portato lì e gettato per terra. Lo proverebbe anche l’assenza di bossoli nelle vicinanze.

Lì vicino anche il marsupio dell’uomo con i documenti ed il cellulare completamente inceneriti. Sul terreno una chiazza nera a testimoniare l’incendio e la volontà di far sparire le prove.

Le indagini sono orientate innanzi tutto a ricostruire i suoi ultimi spostamenti . Per questo il pm nicola de donno e i cc del nucleo investigativo di lecce e della compagnia di maglie hanno ascoltato per tutta la giornata i parenti più prossimi , la moglie innanzi tutto. Lo ha visto uscire di casa giovedi mattina come ogni giorno per andare al lavoro insieme a degli amici che lo accompagnavano in giro. La patente gli era stata revocata dopo una condanna e lui non guidava la macchina.

La denuncia era stata presentata dai familiari venerdì mattina ed erano scattate le ricerche. Il suo passato turbolento fatto di arresti per associazione mafiosa e traffico di droga, con frequentazioni di personaggi di spicco della criminalità della zona, alcuni detenuti, ha fatto subito temere il peggio ma l’epilogo è stato ancora più drammatico. Un’esecuzione mafiosa in piena regola probabilmente per essere andato oltre al suo ruolo stabilito.

Ora le indagini sono a tutto campo. Si dovrà stabilire innanzi tutto quando sia avvenuto l’omicidio. La vittima indossava degli occhiali da sole. È molto probabile che l’incontro con i suoi assassini sia avvenuto di giorno. Le domande alle quali gli inquirenti dovranno rispondere sono tante. Chi erano le sue ultime frequentazioni, di quale sgarro si era macchiato tanto da dover pagare con il sangue?

 Le celle telefoniche e l’ascolto delle persone a lui più vicine, potrebbero aiutare a ricostruire i suoi ultimi spostamenti.