Centrale a biogas Galatone, la Procura apre un fascicolo

Centrale biogas a Galatone

GALATONE  (LE)  –   Per ora non è riuscito a fermare i lavori, ma il rumore che si è scatenato attorno alla centrale a biogas di Galatone ha portato la Procura di Lecce ad aprire un fascicolo. È nelle mani del Sostituto Procuratore Elsa Valeria Mignone e, al momento, è a carico di ignoti e non individua ancora, un’ipotesi di reato.

Tuttavia, si sta man mano ingrossando di nuovi documenti e nuove segnalazioni. Il fascicolo è figlio di un doppio esposto del Comitato che coagula il dissenso attorno all’impianto di località Le rose, area agricola immediatamente a ridosso della zona industriale Nardò-Galatone.

Il primo, corredato da un lungo elenco di firme, ripercorre l’iter autorizzativo e punta l’indice contro il mancato accoglimento da parte del Comune di Galatone dell’istanza di sospensione urgente dei lavori. Secondo i cittadini, infatti, per il principio di precauzione, si sarebbe dovuto tener conto del fatto che, dopo la concessione della regolare DIA, è intervenuta nel frattempo una modifica – per quanto successiva – della normativa regionale, che impone per le centrali superiori a 250 kw, come questa, l’iter più complesso dell’Autorizzazione Unica.

Il secondo esposto, invece, fa riferimento anche ai sopralluoghi e acquisizioni eseguiti dal Corpo Forestale dello Stato sull’impianto in costruzione.

Oltre questo, i Carabinieri di Galatone hanno trasmesso in Procura le denunce presentate da alcuni residenti la scorsa settimana, quando nell’area della centrale è stato notato il via vai di alcune autobotti. Liquami scaricati abusivamente? In realtà, i controlli hanno permesso di appurare si trattasse di digestato, vale a dire del prodotto della digestione delle sostanze organiche, proveniente dall’impianto gemello di Surbo e necessario per eseguire delle prove su quello galatonese.

Ed è proprio su questo, ora, che le indagini si stanno indirizzando. Il digestato poteva essere reimpiegato lì, visto che il suo riutilizzo dovrebbe essere solo agronomico? È questa la domanda a cui stanno cercando di rispondere gli inquirenti, Forestale e Polizia Provinciale in tandem, che stanno passando al setaccio autorizzazioni, varianti, progetti, tecnologie impiegate.

È ancora presto per dire dove porterà l’inchiesta della Magistratura e se si risolverà, alla fine, con l’archiviazione o se invece aprirà la strada a ben altro.

Di certo, però, dopo la proposta di una class action da parte dei cittadini che intendono chiedere un risarcimento danni per 500 milioni di euro all’impresa, il fascicolo aperto è il tassello che si aggiunge e inasprisce la contesa sulla centrale da 854 kw, che dovrà produrre energia elettrica facendo fermentare, decomporre e digerire biomasse, formate da scarti di sansa e produzioni agricole, mais, triticale e letame.