100.000 tonnellate di rifiuti nella discarica mai bonificata

ex SASPI

LECCE   –   Qualcosa, alla fine, s’è mosso nell’area dell’ex SASPI. Ma l’ecobomba alle porte di Lecce è ancora lì, a dormire sotto la vegetazione e ad avvelenare la terra e soprattutto l’acqua circostante.  È una storia infinita e mai risolta, quella dell’ex SASPI, nonostante gli innegabili progressi avvenuti.

La situazione, di gravissimo rischio igienico-sanitario, era questa che documentammo più volte e da ultimo nell’estate del 2011.

L’ex inceneritore della SASPI aperto agli sversamenti di qualunque ecocriminale decidesse di farne la propria discarica personale. Un’emergenza presente che si sovrapponeva a un’emergenza passata, ma ancora attuale: l’ex inceneritore aveva bruciato rifiuti tal quali per anni e anni, producendo inquinamenti micidiali: polveri sottili, ceneri, diossina.

Nell’aprile 2012, finalmente, l’intervento, realizzato dal Comune di Lecce con fondi europei assegnati dalla programmazione regionale. 370.000 € circa impiegati per la messa in sicurezza della ex SASPI. 

Questo è dunque il passo avanti fatto nell’area dell’ex SASPI: l’edificio dell’ex inceneritore è stato messo in sicurezza, non è più possibile entrarvi all’interno, nè scaricarvi il coacervo di rifiuti pericolosi che aveva provocato a più riprese il sequestro del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri che è spesso intervenuto sull’area. Ma quello che ancora non si è risolto e la cui soluzione appare ancora lontana, è l’emergenza più pericolosa, quella della vecchia discarica annessa all’ex SASPI.

100.000 tonnellate di rifiuti, anche tal quali: queste sono le spaventose proporzioni dell’ecobomba che ormai da 15 anni dorme nel sottosuolo attiguo all’ex inceneritore.

Il Comune di Lecce nel 2002 presentò un progetto di bonifica, che però non fu finanziato. E a più riprese il Settore Ambiente del Comune di Lecce ha richiesto fondi e finanziamenti per bonificare un’area a rischio. Richieste rimaste tali, senza riscontro. E quindi, in tutti questi anni, la pioggia ha continuato a cadere copiosa sulla collinetta dei veleni, a filtrare attraverso il terreno, a raggiungere la massa dei rifiuti e a trasformarsi in percolato che ha raggiunto e inquinato la falda superficiale.

Una bomba ecologica a cielo aperto, a pochi passi dal centro di Lecce, che ancora non ha trovato soluzioni, nè nelle stanze della politica, nè in quelle della burocrazia. E chissà che non ne trovi, prima o poi, in quelle della giustizia.