Alle ‘Giravolte’ arriva lo sfratto, immigrati in rivolta

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LECCE – “Mio figlio oggi è andato a sostenere gli esami di maturità. Quando tornerà, non so se avrà ancora una casa. Mia moglie, invece, è andata a piangere”.Yatim M’Barek viene dal Marocco, vive qui da trent’anni, al civico 19 di via Giravolte, nel cuore di Lecce.

Non si dà pace, urla, ma è sconfortato. È sotto sfratto. La sua abitazione verrà sgomberata il 29 giugno. Stamattina, invece, sono state svuotate le case al piano terra nella corte in cui vivono almeno 30 persone, migranti regolari del Senegal e del Nord Africa, qui anche con nuclei familiari interi.

Gli operai sono arrivati presto, alle 7.30, per effettuare lo sgombero. Caricano mobili e vecchi elettrodomestici sui camion. Andranno dritti all’Ecotecnica, in discarica. “Ci hanno avvertito solo ieri, affiggendo quei fogli. Noi ora dove andiamo a trovarla un’altra abitazione in così poco tempo?”. Anche Mustapha Boutahan si agita. Ci fa vedere la richiesta per un alloggio parcheggio, che risale al bando del 1999.

E’ arrivato 354esimo su 170 assegnazioni. Da allora aspetta ancora e di meglio non ha trovato se non queste catapecchie che erano una volta le “case della Mara”, la transessuale Antonio Lanzalonga, morta nel 2004, lasciando tutti i suoi beni alle suore Benedettine di Lecce. È a loro che gli immigrati hanno chiesto una proroga almeno fino al 30 settembre. Nulla da fare. Sono già arrivati due esposti da parte dei vicini, che lamentano una situazione di degrado totale e la prima ordinanza di sgombero è dell’8 giugno 2010, eseguita solo in parte, “perchè abbiamo provveduto a murare e disinfestare alcuni appartamenti sempre in zona”, spiega Teodoro De Luca, geometra incaricato alla gestione del patrimonio delle suore.

Il sopralluogo di lunedì scorso, eseguito dal personale dell’Asl assieme ai vigili urbani e alla polizia, però, non sembra poter lasciare spazio ad altro tempo. Sono stati rilevati, infatti, “gravi problemi igienico-sanitari e strutturali per la mancanza di allaccio alla rete idrica e fognaria. I muri si presentano privi di pittura e con evidenti fenomeni di muffa e salmastro. Il cattivo odore che caratterizza molte unità abitative si percepisce già dall’esterno”. E poi ci sono i problemi statici. In queste condizioni non si può stare. Però, al di là dell’evidenza, c’è un risvolto sociale drammatico con cui fare i conti e che nessuno si è preoccupato di gestire, di rendere meno duro. L’assenza dei servizi sociali, delle istituzioni, segna il vuoto nella piazza e nei vicoli pieni e agitati. E dove andranno a passare la notte queste persone nessuno lo sa dopo lo sfratto. “Non è un problema nostro”, scrollano le spalle i proprietari e gli agenti.

di Tiziana Colluto