BARI – Per Michele Emiliano si apre una nuova fase di attesa. Dopo l’audizione davanti alla terza commissione del Consiglio superiore della magistratura, chiesta dal presidente della Regione Antonio Decaro, la partita per un possibile incarico dell’ex governatore riparte ancora una volta da zero. Nel corso dell’incontro, al vertice della Regione sarebbero state illustrate in modo dettagliato le motivazioni che hanno portato il Csm a respingere le precedenti richieste. Al centro ci sarebbero i limiti fissati dalla legge Severino e le regole sul collocamento fuori ruolo dei magistrati, che impongono di dimostrare non solo l’utilità dell’incarico per il singolo, ma anche un beneficio per l’intera magistratura. Adesso tocca alla Regione provare a rientrare dentro quei paletti. Nella nuova proposta, Emiliano verrebbe indicato come consigliere del presidente per il dossier ex Ilva, con il dettaglio dei compiti: monitorare il processo di decarbonizzazione, il rispetto delle prescrizioni ambientali, partecipazione al Tavolo per Taranto e, per conto del presidente, tenere il confronto con governo, enti locali e parti sociali, soprattutto in vista della cessione dello stabilimento ai privati e della tutela occupazionale.
Ma sull’esito resta forte lo scetticismo. Negli ambienti regionali prevale una domanda: perché il Csm dovrebbe cambiare orientamento dopo tre no? La risposta arriverà nei primi giorni di maggio, quando la terza commissione tornerà a riunirsi. Nel frattempo Emiliano dovrà indicare al Csm le sedi in cui sarebbe disposto a tornare a svolgere il ruolo di pubblico ministero: Benevento, Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Roma.
Intanto si alza la critica del centrodestra, che attacca la scelta politica della Regione e invita Decaro a concentrarsi sulle emergenze della Puglia, dalla sanità alla pressione fiscale, piuttosto che sulla vicenda personale dell’ex presidente. “Decaro – dice Fratelli d’Italia – si occupi della vertenza Puglia, non della sola vertenza Emiliano”.