BRINDISI – La discussione sulla movida, tra convivenza urbana e responsabilità condivise, si accende dopo la diffida presentata da un gruppo di residenti del centro storico. Le associazioni di categoria Confesercenti e Confcommercio intervengono per difendere la città e gli operatori, contestando quella che definiscono una narrazione distorta del settore.
Al centro del dibattito c’è una presunta prova fonometrica secondo cui i rumori rilevati sarebbero riconducibili al normale vociare di strada, senza tracce di musica proveniente dai locali. Le associazioni precisano che la rilevazione è anonima, priva di dati tecnici, certificazioni e requisiti di legge: dunque non ha alcun valore legale e non può essere utilizzata in procedimenti amministrativi o giudiziari. Rimane solo un’indicazione non verificabile e non opponibile agli esercenti.
Nonostante ciò, il clima che si è generato rischia di danneggiare l’immagine della città. Le associazioni ribadiscono che la convivenza tra residenti, attività economiche e frequentatori è possibile: servono regole chiare, controlli efficaci e comportamenti responsabili. Allo stesso tempo, respingono ogni tentativo di criminalizzare l’intero settore della somministrazione, soprattutto quando gli stessi dati disponibili – pur non certificati – non attribuiscono agli esercenti le criticità segnalate.
Viene inoltre evidenziato un rischio concreto: un eccesso di restrizioni potrebbe allontanare i giovani dal centro, spingendoli verso aree meno controllate, con potenziali ricadute sulla sicurezza. Mantenere una presenza ordinata e vigilata nel cuore urbano è interesse comune.
Per questo Confcommercio e Confesercenti annunciano valutazioni in corso per un’azione legale volta a tutelare l’immagine della città e la reputazione degli operatori che rispettano le regole. Parallelamente confermano la disponibilità a collaborare con istituzioni e comunità per soluzioni equilibrate, respingendo però ogni tentativo di delegittimare un settore che rappresenta un presidio sociale ed economico.