Cronaca

Morte al Guendalina, nessuna droga nel corpo di Lorenzo

LECCE-“Non abbiamo elementi per attribuire la morte di Lorenzo a cause diverse dalla sua malformazione cardiaca. Anzi, è escluso”. Cataldo Motta, procuratore capo di Lecce, ha voluto comunicare personalmente l’esito degli esami tossicologici eseguiti sul corpo del 19enne morto all’alba di domenica dopo una notte di ballo in discoteca, al Guendalina di Santa Cesarea Terme. Dunque, il decesso è sopravvenuto solo a causa della cardiomiopatia ostruttiva di cui il ragazzo soffriva senza saperlo.
“Ci sono morti di cui risponde solo il Padreterno”, ha detto Motta. Non è emersa, dunque, alcuna traccia di sostanza stupefacente né nel sangue né nelle urine né nel contenuto gastrico. Andando a ritroso, è stato appurato che mai Lorenzo abbia assunto droga nella sua vita. Lo dicono i riscontri eseguiti dalla dottoressa Giacoma Mongelli, su incarico del medico legale Alberto Tortorella.

Gli esami sui liquidi biologici servivano ad appurare la presenza eventuale di cocaina e metanfetamina. Non anche di alcol, “perché – ha spiegato il procuratore – avrebbe potuto avere effetti mortali solo se assunto a livelli di coma etilico, e non era questo il caso”.

Un destino segnato, quindi, quello del 19enne leccese. E Motta spegne anche la polemica sui soccorsi: “neppure un intervento con il defibrillatore avrebbe potuto salvarlo, se non effettuato nei primi due o tre minuti dal malore. E si sa che un’ambulanza per arrivare impiega necessariamente più tempo”.

Adesso, si attende il deposito, entro 60 giorni, del referto definitivo, per stabilire se il fascicolo d’indagine sarà archiviato, come quasi certamente accadrà. L’inchiesta, coordinata dal pm Stefania Mininni, è a carico di ignoti e l’ipotesi di reato formulata è di morte come conseguenza di altro delitto, in particolare quello di spaccio, presupposto che qui manca.

Tuttavia, dal caso particolare allo sguardo generale il passo è d’obbligo per Motta: “è il tempo di ricondurre a legalità tutto il settore”, dice. Il riferimento non è solo alla stretta annunciata dal prefetto di Lecce, Claudio Palomba, sull’abuso di licenza, con maggiori controlli su rispetto di orari di chiusura, capienza, somministrazione di alcol e altro.

Il procuratore capo ha fatto riferimento all’art. 79 del Dpr 309/90, che punisce chi adibisce un locale a luogo di ritrovo di persone che usano stupefacenti. “Si vedrà da altri controlli – ha specificato il Capo della Procura- se i gestori sono a conoscenza della presenza di spacciatori nelle discoteche. Anche il fatto che loro chiamino i carabinieri a inizio serata dimostra che conoscono il fenomeno”.

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