BRINDISI – La stagione si è chiusa con una sensazione particolare che in certe piazze non svanisce in fretta: non è solo delusione, ma una specie di eco che resta nell’aria anche quando il campo da gioco si è già svuotato. Valtur Brindisi ha salutato i playoff della A2 di basket prima di quanto sperasse e anche coach Bucchi che ha deciso di fermarsi, ma la risposta non è stata quella dello smarrimento. È stata una reazione immediata, quasi automatica per una società che ha metabolizzato un principio semplice: fermarsi troppo a lungo non è un’opzione.
Da qui riparte la “Stella del Sud” del basket nazionale, con l’idea di mettere ordine sull’idea di futuro. Il primo segnale è arrivato dalla struttura: il ruolo di direttore sportivo è stato affidato a Giulio Iozzelli chiamato a dare una linea chiara alla costruzione del roster e alla gestione delle scelte.
Accanto a lui, il club ha scelto di affidare la panchina a Nicola Brienza, tecnico che rappresenta una delle scommesse più interessanti del nuovo corso. Non tanto per il nome in sé, quanto per l’idea di gioco e di gestione che porta con sé: costruzione, organizzazione, attenzione ai dettagli. È un profilo che suggerisce un cambio di passo più nella sostanza che nella forma, con l’obiettivo di dare una struttura riconoscibile alla squadra lungo tutta la stagione.
In mezzo a queste due figure, la società resta saldamente in mano alla proprietà guidata da Fernando Marino.
La parola passa al campo quindi e si riparte dalla conferma di Andrea Cinciarini, che continuerà a essere il riferimento principale del roster. E qui il discorso non è soltanto tecnico. Perché certe presenze cambiano il modo in cui una squadra respira, prima ancora di cambiare il tabellino.
Cinciarini resta un punto fermo, lui è il giocatore che dà ordine nei momenti in cui la partita si spezza e diventa sporca, meno leggibile. È un ruolo che non si misura solo con gli assist o con le statistiche, ma con la capacità di tenere insieme una squadra quando il ritmo si sfalda. In un certo senso, è come se fosse il cardine di una porta: non si vede quasi mai, ma senza quello tutto il resto perde stabilità.
Attorno a lui, il lavoro è già in corso per costruire un gruppo che non arrivi “in costruzione” a stagione iniziata, ma che possa presentarsi con un’identità già riconoscibile. È una delle sfide più difficili in assoluto, soprattutto in A2, dove il margine tra squadre costruite bene e squadre ancora in assestamento si vede spesso già dopo poche settimane.
Mario Vecchio, giornalista e conduttore tg. Iscritto all'albo dei giornalisti di Puglia dal 2007