BRINDISI – Nel petrolchimico, dopo il cracking, comincia a fermarsi anche l’impianto di polietilene, con lo stop della linea Pe12 che nelle ultime ore ha sospeso le attività. Una decisione che, secondo i sindacati, non appare come una semplice manutenzione programmata, ma come l’avvio di un processo più profondo e potenzialmente irreversibile.
La fermata della linea di polietilene si inserisce infatti nel quadro della progressiva dismissione della chimica di base, già segnata dalla chiusura del cracking e da un piano industriale che, per le sigle sindacali, rischia di compromettere l’intero assetto produttivo del polo brindisino. Le organizzazioni dei lavoratori parlano di un possibile “effetto domino” in grado di mettere in crisi non solo le altre linee interne allo stabilimento, ma anche aziende dell’indotto e le realtà collegate alla filiera energetica e logistica.
Il timore è che la fermata rappresenti un ulteriore passo verso la desertificazione industriale del territorio, con ricadute pesanti sull’occupazione e sulla competitività del comparto chimico nazionale. Da più parti e su più livelli, viene chiesto un intervento del Governo per evitare che la crisi si trasformi in un punto di non ritorno.