Va nella farmacia della ASL di Lecce per ritirare le controcannule, presidi vitali per il marito, affetto dalla Sindrome del chiavistello. La risposta? “Quando arriveranno la chiameremo”. Nessuna spiegazione, nessun ascolto, solo attesa indefinita
«Mi sembra assurdo dover elemosinare ciò che ci spetta di diritto», racconta la nostra telespettatrice con amarezza allo sportello di Dillo a Telerama. Una frase che pesa, perché non è solo uno sfogo personale, ma il sintomo di un problema più grande e ricorrente.
Non è la prima volta che accade, sottolinea. E non è accettabile che famiglie già provate dalla malattia debbano caricarsi anche il peso dell’incertezza, della mancanza di tatto. Perché qui non si parla solo di ritardi o di ordini da effettuare, ma di dignità, di rispetto, di umanità nel rapporto tra cittadini e sanità pubblica.