Michele Emiliano dovrebbe tornare a indossare la toga appesa al chiodo nel 2003, quando decise di scendere in politica. Oggi, dopo due mandati come sindaco di Bari e altrettanti come governatore della Puglia, senza un incarico politico e vista l’incertezza di una poltrona da assessore nella futura giunta Decaro, il ritorno in magistratura sembra la strada segnata per il 66enne Emiliano, che ha chiesto il reintegro e il riconoscimento della settima valutazione di professionalità che gli garantirebbe uno stipendio mensile di circa 7mila euro, a fronte degli 11mila guadagnati come presidente della Regione. Ma non è detto che gli scatti gli siano riconosciuti, visto che quando depose la toga, 22 anni fa, Michele Emiliano aveva raggiunto la quarta valutazione della carriera giudiziaria, ed è da quel livello che dovrebbe ripartire. La sua richiesta di progressione di carriera, ora all’esame del Consiglio giudiziario di Bari, dovrà essere valutata dalla Quarta commissione del Consiglio superiore della magistratura e poi dal Plenum.
Ad ogni modo, se non dovesse far parte della rosa di assessori del neo presidente Antonio Decaro, nel futuro di Emiliano dovrebbe esserci ancora la politica. Se il Pd manterrà i patti delle convulse settimane della scorsa estate, quando al governatore uscente fu posto il veto alla candidatura in Consiglio regionale per volere di Decaro condiviso dai vertici del Partito Democratico, dovrebbe spettargli un seggio in Parlamento alle prossime elezioni politiche del 2027.