Ad una settimana dal pauroso incendio avvenuto in un’abitazione di Salve, è giunta alla nostra redazione la lettera di una telespettatrice che ha vissuto in prima persona quei momenti. Parole commoventi in cui descrive nei minimi dettagli quanto accaduto, ringraziando soprattutto Vincenzo, il vigile del fuoco eroe. Una lettera che ha commosso anche noi e che abbiamo così deciso di pubblicare..perchè anche le cose belle devono essere degne di attenzione:
Cara Redazione,
Non sono una persona abituata a scrivere. Preferisco leggere, riflettere in silenzio, osservare il mondo da spettatrice discreta. Ma ci sono momenti in cui tacere sarebbe ingiusto. Momenti in cui un gesto di coraggio, di amore e di umanità merita di essere raccontato, perché la memoria collettiva si nutre anche di luce, non solo di cronaca nera e polemiche. Ho visto il Vostro servizio sull’incendio di Mercoledì 15 ottobre, ed io quel giorno, ero di passaggio a Salve, provenendo dal vicino comune di Montesardo. Non dimenticherò mai quello che ho visto, una colonna di fumo nera, spessa, si innalzava verso il cielo, tagliando l’aria con l’odore acre della paura. Attorno, il tempo sembrava essersi fermato, solo le fiamme parlavano, con un crepitio minaccioso che stringeva lo stomaco e accelerava il battito del cuore. Negli ultimi mesi ho letto spesso accuse rivolte ai vigili del fuoco. Ritardi, silenzi, mancate risposte. E come tanti, mi sono indignata, chiedendomi cosa si provi a chiamare aiuto e non riceverlo. Ma quel mercoledì tutto è cambiato. Un ragazzo ,un vigile del fuoco, era lì per caso, come me. Non era in servizio. Poteva proseguire il suo cammino, aspettare i soccorsi ufficiali, restare a distanza come tanti avrebbero fatto. Invece no. Si è fermato. Ha aperto il bagagliaio, ha preso la sua divisa, e in meno di un minuto era pronto. Non ha esitato nemmeno un istante, si è avvicinato alla casa avvolta dalle fiamme ed è entrato. Là dove la paura teneva lontani tutti, lui ha varcato la soglia del pericolo. L’ho visto, il fumo era denso, il calore tremendo, l’aria quasi irrespirabile. Eppure, quel ragazzo è entrato in quella casa, con la forza di chi non conosce mezze misure quando si tratta di salvare una vita, di chi rischierebbe la propria per quella altrui. In quel momento, davanti ai miei occhi, non c’era “solo” un vigile del fuoco. C’era un eroe. Un giovane con un cuore immenso, capace di mettere la vita degli altri davanti alla propria. Nei suoi occhi ho visto qualcosa che non si può fingere, passione, dedizione, amore puro per il proprio lavoro e per la vita. Un amore che non si misura in stipendi o turni, ma nel coraggio silenzioso di chi sceglie di esserci sempre. Mi sono commossa profondamente. Perché in quell’istante ho capito che la bontà non è scomparsa. Che l’altruismo non è un’illusione. Esistono ancora persone che corrono verso il fuoco mentre il mondo scappa. E a loro dobbiamo gratitudine, rispetto e memoria. Caro Vincenzo, mi permetto di darti del tu perché potrei esserti mamma. E da mamma, da donna, da cittadina, ti dico grazie. Grazie per aver rischiato la tua vita per salvare quella degli altri. Grazie per averci ricordato cosa significa indossare una divisa con onore. Grazie per aver acceso una luce nel buio di una mattinata che poteva finire in tragedia. A te e a tutti coloro che, come te, scelgono ogni giorno il coraggio, va la mia più profonda riconoscenza. Non dimentichiamo mai che dietro ad ogni sirena, a ogni gesto eroico, ci sono persone vere, con un cuore che batte forte… per gli altri.
Con infinita gratitudine,
una vostra lettrice commossa.