BRINDISI – Diventa sempre più complessa la vicenda riguardante il futuro del comparto chimico brindisino. La fermata definitiva dell’impianto P9T della Basell, pur se ampiamente annunciata, ha acceso un faro sul futuro dello stesso stabilimento, ma anche su quello dell’intero settore.
Pur trattandosi di aziende differenti, infatti, è inequivocabile che a risentirne per la dismissione del P9T siano tutte la realtà che operano nella chimica che a Brindisi, come è noto, assicura lavoro a migliaia di addetti. Un fatto gravissimo che non può in alcun modo essere sottovalutato. Allo stato attuale l’emergenza occupazionale riguarda i 46 addetti dell’impianto che è stato dismesso. Per loro bisognerà individuare forme incentivanti o agevolare il trasferimento presso la sede di Ferrara. Ma è chiaro che il numero di lavoratori a rischio è decisamente più alto e quindi si richiedono una mobilitazione generale ed un monitoraggio costante per fare in modo che la situazione resti sotto controllo. Il tutto, comunque, sarebbe molto più semplice se a livello territoriale si riattivasse un tavolo sulla chimica allo scopo di evitare di farsi cogliere impreparati. Ecco perché le istituzioni locali dovranno svolgere un ruolo attivo, coinvolgendo associazioni datoriali ed organizzazioni sindacali.
Il tutto, nella speranza che grandi realtà come Versalis scelgano Brindisi anche per nuovi investimenti e quindi per localizzare nei propri siti produttivi impianti innovativi.
Del resto, quando si parla di ricerca e si chiede con forza una valorizzazione di realtà come la Cittadella della ricerca di Brindisi, si va proprio verso la direzione giusta perché il futuro non può che passare attraverso nuove realtà di produzione che guardano con attenzione alla tutela dell’ambiente, pur tutelando la conservazione dei livelli occupazionali. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi mesi.
Mimmo Consales