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Pesca col cianciolo, le prove choc della mattanza nei mari salentini

OTRANTO – Ecco la prova. La dimostrazione tangibile dell’assoluta violazione delle regole, infrante senza colpo ferire. In queste immagini si nota chiaramente uno dei tanti pescherecci siciliani che al largo di Otranto fanno razzia di pesci attraverso la cosiddetta tecnica del cianciolo grazie alla quale interi branchi di pesci finiscono intrappolati nelle grandi reti richiamati e localizzati da luci e da sonar.  Un peschereccio industriale, segnalato nell’estate 2021 e tornato da mesi nelle acque da Otranto a Leuca, ieri è stato avvistato in zona Alimini: aveva calato le reti a soli 45 metri di profondità ed era pronto a fare strage di pesci.

Un’operazione chirurgica, effettuata in tempi rapidissimi per evitare guai. Eh sì, perché la pesca col cianciolo è legale ma fino ad un certo punto. Una vecchia normativa ne impone il divieto entro le tre miglia oppure dove il fondale è inferiore ai 50 metri. In questo caso si raggiunge una profondità di circa 45 metri. Ergo, è assolutamente illegale.

“Ora basta”, tuona il consigliere regionale Paolo Pagliaro, che un anno fa sollevò la questione con una interrogazione. “Una settimana fa – spiega – ho anche presentato una mozione per impegnare la Giunta regionale a creare zone cuscinetto nelle acque del Salento e della Puglia, in corrispondenza delle secche dove i pesci si concentrano per riprodursi, vietando lo stazionamento delle motonavi da pesca” 

Le zone cuscinetto sono aree con raggio di tre miglia dai punti più alti delle secche tra i 20 e i 50 metri di profondità, da bandire allo stazionamento dei pescherecci industriali. Zone che continuerebbero invece ad essere accessibili alle piccole imbarcazioni da pesca, che praticano tecniche non invasive. “Questo – aggiunge Pagliaro – favorirebbe le aggregazioni riproduttive in un’ottica di pesca sostenibile, come indicato nella relazione di consulenza tecnica redatta su richiesta della Procura di Lecce dal Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica di Napoli (ottavo ente di ricerca al mondo nel campo della biologia marina). Non si può continuare a far finta di niente, abbandonando il nostro mare alla pesca selvaggia”.

Pagliaro, dunque, prova a dar voce ai pescatori salentini, avviliti ed esasperati per una situazione che rischia di avere pesanti ricadute sul piano economico, e non solo. Perché di questo passo i fondali dei nostri mari potrebbero diventare un deserto, rastrellati da pescatori selvaggi sprezzanti delle regole, del mare e dell’ambiente.

https://www.youtube.com/watch?v=eZoIT4dhrXc

 

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