PUGLIA – Una spirale preoccupante, che mette a rischio l’intera filiera agroalimentare italiana e pugliese. L’aumento generalizzato dei prezzi di quasi tutte le materie prime e dei costi energetici sta progressivamente erodendo il reddito delle aziende agricole e il settore agroalimentare non riesce più a redistribuire gli aumenti lungo tutta la filiera produttiva. Ad essere penalizzati sono soprattutto gli agricoltori. Le forti tensioni speculative dovute al conflitto Russia-Ucraina ma non solo, si ripercuotono sugli scambi commerciali già in grande affanno.
A risentirne è soprattutto la Puglia, che aveva archiviato un 2021 difficile. Un malessere che viene da lontano: l’Osservatorio Economico regionale della CIA-Agricoltori ha elaborato l’andamento delle esportazioni di olio, vino, pasta e frutta, negli ultimi due anni segnati dalla pandemia. Per l’olio pugliese esportato all’estero si registra una flessione dell’1,8%; per pasta e farinacei l’andamento è pressoché stabile (-0,6%), mentre si registra il tonfo per frutta e ortaggi (-37,3%). Solo il vino fa registrare il segno più, con un aumento delle esportazioni dell’8%.
Per inquadrare meglio le dinamiche dell’export, sono state redatte quattro classifiche delle regioni italiane per gli stessi quattro prodotti, da cui risulta che la Puglia è sesta in Italia per la vendita all’estero di frutta e ortaggi e di olio e grassi, pur essendo la prima produttrice di olio d’oliva; è ottava per le esportazioni di vino; quinta per quelle di pasta, cuscus e prodotti farinacei simili.
Il principale mercato di destinazione rimane l’Unione europea.