LECCE – Tutti e cento i ricorrenti risiedono o gestiscono attività nell’immediata prossimità del sito dove il Comune di Lecce intende realizzare un Centro comunale di raccolta rifiuti, in via Caiulo. Insieme adesso hanno impugnato la delibera di giunta con cui Palazzo Carafa ha approvato il progetto: con un ricorso congiunto al Tar, difesi dall’avvocato Saverio Sticchi Damiani, ne richiedono l’annullamento, contestandone l’illegittimità.
“Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione in ordine all’impatto ambientale; omessa valutazione di siti alternativi; accumulo in situ di una rilevante quantità di rifiuti di svariato genere e in quantità non indifferenti, con conseguenti emissioni odorigene, acustiche e visive che ricadono sulla vivibilità della zona“: questi i principali punti oggetto di contestazione di quel progetto “immaginato solo in astratto – si legge ancora nel ricorso – e senza alcun verifica preliminare in ordine alle possibili conseguenze negative“.
Per i ricorrenti l’atto comunale sottoposto all’attenzione dei Giudici del Tribunale amministrativo è “un chiaro sintomo di sviamento del potere utilizzato, volto prevalentemente a “cogliere l’opportunità” di un finanziamento – si legge ancora – più che dotare l’Ambito territoriale di un servizio effettivamente compatibile con il sito di intervento e con la razionale gestione del territorio urbano. Tanto trova conferma – prosegue il ricorso – nella circostanza che manca una effettiva valutazione di fattibilità, alla luce della scarsa istruttoria circa l’effettivo contesto fisico, morfologico e urbano che caratterizza l’area (…) e che il progetto approvato non considera in alcun modo“.
Ad avallare le tesi sostenute dai ricorrenti, una consulenza tecnica richiesta appositamente e menzionata nel ricorso, affidata all’architetto Francesco Longo.
“Le delibera di giunta in questione – scrive il tecnico incaricato – non è assistita da alcuna previa previsione urbanistica e tipologica ad hoc, sebbene tutto questo sarebbe stato necessario al fine di valutare e poter contenere i possibili potenziali danni non indifferenti, non solo dal punto di vista del decoro estetico, ma anche per i profili ambientali e di uso del suolo strettamente collegati“.
“Il rischio – si legge ancora nella consulenza di parte – è che il potenziale ipotizzato “ecocentro” possa diventare una vera e propria discarica con ammassi di materiale (inerte o meno) sicuramente di nocumento alle condizioni di vivibilità dei luoghi contermini, tutti con destinazione residenziale ed abitati da tempo“.
Svalutazione del mercato immobiliare della zona, caratteristiche idrogeologiche e assenza di valutazione ambientale strategica sono gli altri punti contestati alla delibera di approvazione del progetto. Tutti motivi per il quale il ricorso ne chiede l’annullamento.
E.F.