BARI – Il primo passo lo si è fatto nell’ultimo Consiglio regionale ottenendo sulla mozione del capogruppo de La Puglia Domani Paolo Pagliaro, il sostegno del governatore Michele Emiliano; il secondo passo è arrivato ascoltando e sostenendo i 21 sindaci interessati dal maxi progetto; il prossimo sarà incontrare l’azienda per indurla ad una soluzione alternativa.
La strada per ottenere una modifica al maxi progetto da 90 pale eoliche, alte quasi 300 metri, nelle acque tra Otranto e Santa Maria di Leuca, non è semplice ma la si sta percorrendo.
La posizione emersa dalla Regione Puglia – rappresentata dal presidente Emiliano, dagli assessori allo Sviluppo Economico e Ambiente, Delli Noci e Maraschio – dal presidente della Provincia di Lecce, Minerva, dai 21 sindaci in rappresentanza dei 68 che si sono espressi con nettezza e dagli esponenti del Consiglio regionale – la presidente Capone, il proponente dell’incontro Pagliaro e i colleghi Casili, Gabellone e Metallo – è compatta: quel progetto lì non è possibile.
“Sono soddisfatto di questo incontro – ha commentato al termine il promotore dell’iniziativa, Paolo Pagliaro – si è portata all’attenzione della Regione Puglia questa esigenza di chiarire dove poter realizzare questi impianti e dove no. Lì sicuramente no, non ci sono le condizioni per poter sfregiare il tratto più bello della costa salentina, pugliese e tra le più belle d’Italia. E’ chiaro ed evidente – ha aggiunto – che su questo il territorio non vuole fare passi indietro e mi sembra che anche il presidente abbia intenzione di portare avanti questa battaglia”. “Ripartiamo dalla richiesta di considerazione dei sindaci del territorio – è stato il commento del presidente della Provincia, Stefano Minerva -. Chiediamo al governo una interlocuzione grazie alla Regione che ci ha dato ascolto per capire le zone in cui è impossibile fare per noi questo tipo di impianto così impattante e discutere in generale delle cose che è possibile e che non è possibile fare”.
I motivi non sono ideologici ma si basano sulla valutazione della zona: troppo preziosa, troppo importante, troppo di valore per avere come orizzonte degli aerogeneratori. Ecco perché si valuterà questo progetto ma anche tutti gli altri 12 in corso per capire dove si possono realizzare e dove no.
“Nonostante la Regione non abbia nessun ruolo – ha detto il presidente Emiliano – mi sto facendo carico di incontrare l’azienda che ha proposto questo progetto e la stessa cosa faremo per le altre 12 richieste, verificando se sia possibile mitigare l’impatto ambientale o addirittura evitare di realizzare il parco. Fermo restando che – ha aggiunto – in questo momento storico di immediato ridisegno del piano energetico dell’Unione europea, ci rendiamo conto che il Governo, l’Ue e i nostri alleati della Nato ci richiedono un forte impegno per produrre energie alternative al gas russo”. “Non c’è uno sfavore verso le rinnovabili – ha aggiunto la presidente Capone – ma c’è una necessità di considerare gli spazi che siano meno lesivi di un impegno generale della comunità verso la bellezza, verso il paesaggio”.
Per il consigliere di Fratelli d’Italia, Gabellone avendo del tutto depotenziato Regioni e Comuni di potestà in materia, le chances sono poche e il problema è nato da una inadempienza rispetto alla Direttiva 89 del 2014 della Unione Europea che impegnava gli Stati membri a redigere i Piani relativi alla gestione delle superfici marine. Piani mai arrivati che, quindi, lasciano spazio a situazioni così. Per il pentastellato Casili il ricorso all’off shore sarà inevitabile ma non bisogna più ripetere lo stesso errore, occorre invece evitare che gli impatti visivi possano generare danno lungo tratti di costa dall’alto valore paesaggistico come quelli dei comuni di Santa Cesarea e Castro fino a Santa Maria di Leuca.
Il cronoprogramma lo ha spiegato l’assessore Delli Noci: entro l’11 aprile la Regione avanzerà alla società una controproposta, spostare altrove il progetto “irricevibile“.