SALENTO – La petizione è stata lanciata a fine novembre: in poco più di due mesi si contano già 12mila firme. L‘obiettivo è chiaro: opporsi ai pannelli solari mangia suolo, per combattere il rischio idrogeologico soprattutto a fronte dei cambiamenti climatici e spingere invece il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole. A promuoverla sono stati i giovani imprenditori di Coldiretti.
Un tema caldo per questa regione che, nel report elaborato da Cassa depositi e prestiti alla fine dello scorso anno, ha registrato un primato negativo proprio sui pannelli istallati su suolo agricolo. In Puglia il 75% degli impianti fotovoltaici invece che essere installato sui tetti, è costruito a terra, contro una media italiana del 42%: quasi il doppio dunque.
In termini percentuali i terreni coperti artificialmente dai pannelli si attestano al 2,5%, rispetto a una media nazionale che non raggiunge l’1%.
La petizione, il cui riscontro parla chiaro, parte da una premessa che rende il quadro attuale ancora più nitido. “Ipotizzando che sul 10% dei tetti pugliesi e salentini sia già installato un impianto, il semplice utilizzo degli edifici disponibili, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga, potrebbe generare una potenza fotovoltaica compresa fra 59 e 77 GW. Tradotto: un quantitativo già sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) al 2030″. Va da sé, dunque, che l’assalto ai terreni non è necessario.
È notizia recente, di contro, l’ok del Tar Lecce a due progetti di agrofotovoltaico nei territori di Salice e San Pancrazio Salentino. Secondo i giudici “ben si integrano con le produzioni agricole, salvaguardando il territorio”: teoria, questa, alla quale la regione Puglia – proprio alla luce dell’amaro primato pugliese – si era opposta fermamente.
Ad ogni modo la petizione non si arrende e continua a correre veloce. La battaglia, dunque, prosegue.
Sul tavolo una proposta alternativa già c’è: alla Regione Puglia e gli enti locali si chiede di identificare nelle aree da bonificare, nei terreni abbandonati, nelle zone industriali obsolete e nei tetti delle strutture produttive anche agricole, un luogo idoneo all’installazione del fotovoltaico per la corretta produzione di energia da fonti rinnovabili.
Con i rincari di elettricità e gas, la promozione di rete energetiche alternative -tra l’altro- rappresenterebbe un contributo determinante alla transizione green, contrastando l’aumento dei costi per famiglie e imprese. E in questo senso l’agricoltura gioca un ruolo strategico. Partendo, ad esempio, dall’utilizzo degli scarti delle coltivazioni e degli allevamenti – conclude la Coldiretti Puglia – è possibile arrivare alla realizzazione di impianti per la distribuzione del biometano a livello nazionale per alimentare le flotte del trasporto pubblico come autobus, camion e navi oltre alle stesse auto dei cittadini.