CASTRO- Non ci sono solo gli impatti paesaggistici considerati “molto alti” e la visibilità teorica e la percezione teorica delle pale valutate come “molto elevate”. Dalla lettura dei primi documenti depositati da Odra Energia al Ministero della Transizione Ecologica, in relazione alla centrale eolica nel mare tra Porto Badisco e Leuca, emergono ulteriori, cruciali, dettagli sulle conseguenze dell’impianto per la costa salentina.
Nello studio preliminare ambientale redatto, gli impatti sulla biodiversità e sulla pesca sono entrambi valutati come “negativi” e “rilevanti” e reversibili soltanto “nel lungo periodo”, cioè dopo i trent’anni di vita del parco.
L’impatto sulla biodiversità riguarda soprattutto le rotte migratorie degli uccelli durante il periodo primaverile. “Si rimanda a studi più approfonditi in una fase progettuale successiva”, scrive la società ma già in questa preliminare la prima valutazione è pesante. Anche perché i “principali elementi di sensibilità” nell’area sono costituiti dall’habitat marino che rientra nella zona di conservazione speciale del Parco Naturale Otranto-Leuca e dalla Zona di Protezione Speciale per gli Uccelli che da Otranto si estende fino a Santa Maria di Leuca.
Lo stesso vale per la pesca. Come mostrato nella figura accanto, l’area che sarà interdetta “interessa il margine nord est di una settore di pesca presumibilmente sfruttato dalle marinerie di Leuca ed Otranto”. È vero che alcuni studi condotti nel Mare del Nord, nel Baltico e nell’Atlantico orientale dimostrerebbero che i parchi galleggianti costituiscono elementi di aggregazione per i pesci e potrebbero “contribuire all’aumento della fauna ittica che sfrutta l’effetto di riparo e la presenza di cibo costituita dalla fauna bentonica che può colonizzare le strutture”. Quindi potrebbe sì esserci un effetto positivo sul ripopolamento di quelle aree, ma per considerare gli impatti sulla pesca – è chiarito – bisogna anche ricordare che sull’intera superficie occupata dal parco eolico non si consentirà l’attraversamento delle imbarcazioni che svolgono attività di pesca. La riduzione dell’area pescabile calcolata è pari a circa 200 km2 (ovvero 162 km2 + un buffer intorno all’area degli aerogeneratori che considera l’ingombro delle catenarie e dei sistemi di ancoraggio). Dunque, anche per la pesca l’impatto è valutato come “negativo”, “rilevante” e reversibile solo nel “lungo periodo”.
Ci si è guardati bene, ovviamente, dall’esplicitare queste valutazioni nelle presentazioni pubbliche del progetto, ma sono lì, per chi ha voglia e costanza di approfondire, messe nero su bianco dalla stessa società, figlia – lo ricordiamo – di due colossi come la milanese Falck Renewables e la spagnola Blue Float Energy. Com’è noto, dal 10 febbraio all’11 aprile il progetto è sottoposto alla fase di scoping propedeutica alla valutazione di impatto ambientale. E i Comuni interessati, che stanno lavorando al fianco del Parco Otranto-Leuca, hanno appena 30 giorni per far pervenire le osservazioni, dunque entro il prossimo 10 marzo.
Tiziana Colluto