LECCE – Assoluzione piena “perché il fatto non costituisce reato” per il dott. Luigi Pepe che era stato accusato di calunnia e diffamazione. A esprimersi è stato il Tribunale Penale di Bologna. Pepe era imputato nella sua qualità di Presidente dell’Ordine dei Medici di Lecce “perché con esposto presentato alla Stazione Carabinieri di Bologna, sapendoli innocenti, incolpava di un reato un medico salentino e l’allora presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna. In particolare affermava che il primo avesse dichiarato circostanze false in sede di richiesta di iscrizione presso l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna, nello specifico sui suoi precedenti penali, e che il secondo, quale Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna, lo avesse deliberatamente coperto omettendo di informare le competenti autorità amministrative e giudiziarie della falsità della dichiarazione presentata dal medico salentino.
I fatti risalgono al 2013 e riguardavano l’iscrizione del medico salentino all’Albo di Bologna, successivamente alla sua radiazione per condanna irrevocabile ad una pena detentiva, con la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Iscrizione che, secondo l’Ordine leccese era illegittima, tanto che lo stesso aveva precedentemente respinto la domanda del sanitario, con decisione confermata da 3 diversi organi giurisdizionali (civili e amministrativi). Prima di chiedere l’iscrizione a Bologna, lo stesso medico era stato iscritto a Bari, con iscrizione dichiarata subito dopo decaduta per dichiarazione mendace resa in sede di domanda iscrittiva. Una volta accertato che il medico era iscritto a Bologna, su sollecitazione di altri Colleghi e di comuni pazienti che chiedevano chiarezza, l’Ordine di Lecce si impegnò a far luce sulla vicenda, arrivando a presentare un esposto, tramite il suo Presidente dott. Pepe, ai Carabinieri di Bologna perché indagassero. Da tale esposto è derivata al dott. Pepe una querela per calunnia da parte dei due colleghi.
I difensori dell’imputato, avv.ti Vanessa Pepe e Fabio Ruberto, hanno rilevato preliminarmente l’erronea contestazione dei reati di calunnia e diffamazione relativamente allo stesso fatto, in quanto il primo reato assorbe il secondo.
L’istruttoria dibattimentale ha accertato l’insussistenza del reato, in primis in quanto il dott. Pepe aveva agito su mandato unanime del Consiglio dell’Ordine che all’epoca presiedeva; inoltre, le emergenze dibattimentali hanno dimostrato come il dott. Pepe non fosse a conoscenza del contenuto della domanda di iscrizione all’Albo medico salentino, con conseguente insussistenza dell’elemento psicologico del reato contestato; inoltre, la domanda di iscrizione si è rivelata, nel corso del dibattimento, omissiva nella parte in cui evitava di indicare la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
All’esito dell’istruttoria dibattimentale, lo stesso PM ha chiesto l’assoluzione del dott. Pepe perché il fatto non costituisce reato. In questo senso la pronuncia della I Sezione Penale Monocratica del Tribunale di Bologna, che ha riservato il deposito della motivazione entro 90 gg.