ROMA/PUGLIA – Ognuno è fermo sulla sua posizione ed è determinato a difenderla e concretizzarla. Il battibecco tra il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il Governatore di Puglia sulla chiusura delle scuole continua. È una guerra fredda tra post social, ordinanze, missive, annunci e bacchettate da una parte e dietrofront obbligati dall’altra.
La Ministra in mattinata ha indirizzato una lettera aperta a tutti gli studenti: “Cari ragazzi, lasciarvi a casa è una sconfitta – ha scritto – riapriremo le scuole. Non dovete essere voi a pagare il prezzo più alto di questa emergenza. Le scuole sono un ambiente controllato, ci sono regole severe che vengono rispettate con attenzione anche grazie agli studenti. Le scuole devono stare aperte.
Una loro chiusura prolungata rischia di impattare negativamente e a lungo termine sulla formazione, sulla capacita’ di apprendimento, sui livelli di istruzione. Sull’emotività dei ragazzi“.
Intanto domani alle 9.30, nella Camera di Consiglio del Tar Bari, si discuterà l’istanza di sospensiva presentata dal Codacons, a mezzo dell’Avv. Luisa Carpentieri, e di un gruppo di genitori difesi dall’Avv. Pietro Quinto.
Una battaglia convinta quella portata avanti contro l’ordinanza del Governatore Emiliano che ha sospeso la didattica in presenza nelle scuole elementari della Puglia. Ordinanza revocata poi dopo la decisione del Tar e sostituita da una nuova che le scuole le riapre, lasciando però ai genitori la libertà di decidere se usufruirne in presenza oppure no.
La Regione Puglia, però, è ancora convinta della bontà di quella sua scelta originaria: a scuola – a suo avviso – al momento è meglio non andare. Per questo ha chiesto e ottenuto un anticipo al 18 novembre (ossia domani) dell’udienza camerale del TAR Bari per la decisione della sospensiva contro quell’ordinanza della discordia risalente al 27 ottobre scorso.
Nei vari ricorsi presentati – lo ricordiamo – si sottolineava l’inadeguatezza, sotto un profilo logico e giuridico, di una ordinanza più restrittiva di quanto previsto dall’ultimo Dpcm che consente la didattica in presenza anche nelle zone classificate al massimo rischio (zone rosse). A questo – hanno spiegato i legali dei ricorrenti – si aggiunge la materiale impossibilità di assicurare a tutti gli alunni un servizio didattico a distanza adeguato.
E.Fio