PUGLIA- Nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie aumenta la quota dei depositi bancari, a ritmi sempre più sostenuti ed accelerati anche dal lockdown. E si registra, però, una fuga dei risparmi dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel Centro-Nord. In Puglia, la «liquidità» ammonta a 68 miliardi 604 milioni di euro. Si tratta dell’ammontare dei risparmi in conti correnti, libretti di risparmio o certificati di deposito (dati Bankitalia, al 30 giugno scorso). Aumentano i depositi in Puglia, ma diminuiscono i prestiti. In vista della Giornata mondiale del risparmio l’Osservatorio Economico di Aforisma school of management, ha condotto uno studio sui risparmi dei pugliesi.
Al 30 giugno 2011, poco prima dell’avvento del Governo Monti, i depositi si attestavano a 49 miliardi 513 milioni di euro. Si registra, dunque, un incremento di 19 miliardi 91 milioni, pari al 39 per cento. In questo arco di tempo, la raccolta è cresciuta soprattutto nelle banche classificate come grandi (+177 per cento), in quelle classificate come maggiori (+93 per cento) e in quelle minori (+61 per cento), mentre è diminuita in quelle medie (-43 per cento) e in quelle piccole (-33 per cento). «I fattori vanno ricercati nell’incertezza, nell’appiattimento dei tassi di interesse, nella eccessiva volatilità dei mercati», evidenzia Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico. «Si registra, però, un graduale trasferimento di capitali dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel Centro-Nord. La quota dei depositi nelle banche del Mezzogiorno si è praticamente dimezzata: dal 39 al 18 per cento, mentre la quota dei depositi nelle banche del Centro-Nord è salita dal 61 all’82 per cento. Nello stesso periodo i prestiti alle famiglie e alle imprese pugliesi sono diminuiti di 6 miliardi 151 milioni: da 57 miliardi 518 milioni a 51 miliardi 367 milioni. Pari ad una flessione del -10,7 per cento».
In particolare, sono diminuiti i prestiti alle imprese pugliesi del -26 per cento (da 29 miliardi a 21); alle attività industriali del 33,8 per cento (da 7,8 miliardi a 5,2); ai servizi del 13,2 per cento (da 13,2 miliardi a 11,4); alle costruzioni del -51,3 per cento (da 5,8 miliardi a 2,8), alle piccole imprese (fino a 20 addetti) del 23,5 per cento (da 8,4 miliardi a 6,4)