LECCE – Si continua a lavorare con intensità in casa Lecce. Agli ordini di mister Eugenio Corini i giallorossi hanno sostenuto, nel quartier generale dell’Acaya Resort, una doppia seduta in attesa del test amichevole, il primo con il tecnico bresciano, in programma sabato pomeriggio al “Via del Mare”. Sempre a porte chiuse. Lavoro personalizzato per il pupillo, richiesto dal Palermo, Mattia Felici, mentre Gabriel, Majer, Tsonev e Benzar si sono allenati in differenziato.
Intanto, in quel di Parma c’è stata l’attesa presentazione del tecnico Fabio Liverani che si è portato in terra emiliana una parte di Lecce. Il suo vice sarà sempre l’inseparabile Manuel Coppola che si è svincolato dalla società salentina con cui era legato sino al 30 giugno del 2022. Ci sarà nel suo staff anche Cesare Bovo, collaboratore tecnico, Giuseppe Cappello nel ruolo di match analyst e Emiliano Corsi come collaboratore tecnico.
Tutti ex giallorossi, con Coppola e Bovo che da calciatori hanno anche indossato la maglia del Lecce. La salvezza attraverso il gioco, queste le prime parole del tecnico romano.
“Le emozioni sono tante -ha esordito Liverani- perché questa società e città hanno un passato storico ed un presente molto importante. La retrocessione con il Lecce? Purtroppo non è andata bene, siamo retrocessi con tutte le difficoltà che abbiamo avuto per un paio di situazioni poco fortunate ma l’obiettivo era quello di lottare fino all’ultimo minuto e lo abbiamo fatto”.

Il neo allenatore gialloblù spiega, poi, a suo dire com’è andato l’addio alla panchina salentina: “A Lecce ho passato tre anni con una città, una piazza, in una proprietà a cui si rimane molto legati: succede che il cuore faccia avere mille dubbi e si vada in difficoltà sulle scelte da fare con la testa. Il mio addio? pensavo di fermarmi e quindi magari da parte del Lecce c’è stato un pensiero di arrabbiatura –continua l’ex Ternana- per una scelta mia diversa rispetto a quella prospettata subito, una scelta dovuta a miei pensieri personali. Non c’era nulla col Parma, non c’era nulla col Direttore e infatti mi sarei serenamente fermato perché dopo tre anni sarebbe stato corretto così“.
C.T.