LECCE- Quando, nel pomeriggio, gli ottoni e i fiati e i piatti e i tamburi hanno iniziato a suonare è come se la storia si fosse riannodata: lì, in piazza Sant’Oronzo, dove non c’era la cassa armonica sfavillante ma è stata festa comunque, nel cuore della città che quella banda l’ha partorita.
Era il 1846 quando nacque, con una convenzione tra il Comune e 42 artigiani che erano fabbri, calzolai, muratori, barbieri ma avevano nel sangue la musica che a Lecce è linfa di tradizione e nuovi slanci. Domenica 9 febbraio è il giorno che segna la rinascita del “Gran Concerto Bandistico della Città di Lecce”, nel nome del maestro Nino Farì, che ha formato molti dei 38 componenti della nuova formazione.
Telefonini per immortalare il momento, mentre la “banda da giro” ha attraversato le strade del centro. Anche per i musicisti foto ricordo ai piedi di Santa Croce e poi avanti, ancora, a portare opere e sinfonie in piazzette e vicoli.
Anche per consentire alla banda di continuare ad essere veicolo, strumento per eccellenza per ricucire la cesura tra il colto e il popolare, il concerto inaugurale di questo nuovo cammino, nel tardo pomeriggio, è stato gratuito, aperto a tutti. Il pubblico ha risposto entusiasta, affollando fino quasi ad esaurimento posti il Teatro Apollo, dall’acustica perfetta.
Ad aprire la serata è stata una marcia cara a Farì, la Sivigliana di Di Zenzo, pezzo arguto, non scontato, che ha colto tutti di sorpresa. Ed è stato innamoramento. La direzione affidata al maestro Giovanni Pellegrini è risultata apprezzata. Si è percepito l’affetto verso un progetto corale, portato avanti dall’Associazione Musicale Salentina guidata da Gianluca Perrone, con il supporto di PugliArmonica e Comune. Dalla Norma alla Traviata, dall’Aida alla Camen, alla Cavalleria Rusticana, a L’Italiana in Algeri fino al Barbiere di Siviglia e alla chiusura con il Nessun Dorma della Turandot di Puccini.
Pubblico in piedi, alla fine, con la gioia di aver ritrovato un pezzo della sua storia.