LECCE- Cinque medici reclutati dall’esterno e un intero piano, il sesto, al momento vuoto, da attrezzare con venti posti letto al Fazzi. Poi, altrettanti posti a San Cesario e al Santa Caterina Novella di Galatina. È il piano di emergenza anti-influenza che la Asl di Lecce sta pianificando e operativo da martedì. Necessario, dunque, ampliare la capacità di accoglienza nei reparti di lungodegenza: in tal senso, sono già a disposizione anche l’ospedale di comunità di Campi Salentina e quello di Nardò dove, in caso di ulteriori necessità, si procederà con l’aumento dei posti letto.
Il picco dell’influenza è alle porte e le prime criticità si stanno già verificando, con il servizio 118 in pieno affanno e tempestato da telefonate dei cittadini, che spesso non riescono a contattare i medici di famiglia o della continuità assistenziale (guardia medica), anche questa ingolfata.
Non tutti gli assistiti vengono condotti nei pronto soccorso, come fanno sapere i sanitari dall’Emergenza- Urgenza. Ciononostante, c’è difficoltà a “sbarellare” i pazienti, soprattutto a Lecce, cioè a liberare le barelle per consentire ulteriori soccorsi. È il cane che si morde la coda. Il pronto soccorso del Fazzi è l’altra vera trincea: nella serata di domenica, c’erano in attesa 60 pazienti, quasi tutti codici verdi, e dalle 11 alle 19 ne sono stati visitati altri 56, di cui 4 codici rossi, almeno stando alle informazioni in tempo reale fornite dal portale della Asl. Anche gli altri nosocomi hanno registrato numeri importanti, tra i venti e i trenta casi in otto ore, nella parte centrale della giornata, con moltissimi codici gialli.
“Il primo passo – dice il direttore generale Rodolfo Rollo – è il piano per gestire i flussi dei pronto soccorso, con azioni già messe in campo. Dal 7 gennaio parte la fase due: tutti devono aumentare il numero di posti letto per la lungodegenza. Il problema tecnico è uno: siccome la popolazione superiore a 75 anni è quasi il doppio rispetto a quella 0-14 anni, ciò significa che la gran parte dei pazienti non può guarire in pochi giorni dopo una malattia acuta. In un ospedale come il Fazzi, dove ci sono 70 posti letto in Medicina, a questi ritmi significa che bisognerebbe fare almeno dieci dimissioni al giorno. Se questo non è possibile, proprio perché i pazienti più anziani hanno tempi di recupero più lunghi e sono spesso soli, allora vuol dire che bisogna ragionare come rete”.
Un problema nel problema, insomma, essendo quella di Lecce la provincia più vecchia della Puglia. Costruire la rete significa far respirare il più importante ospedale del territorio. Tradotto: una volta riempiti i nuovi venti posti di lungodegenza che saranno allestiti in queste ore al sesto piano, passata la fase acuta, i pazienti dovranno essere trasferiti a San Cesario, Galatina, Campi e Nardò e per il trasporto sono a disposizione del personale di Sanitaservice, come fa sapere Rollo, le prime sette nuove ambulanze consegnate in questi giorni per un totale di venti mezzi che arriveranno entro fine mese.