TARANTO – 24 ore di tempo: ArcelorMittal si è impegnata a saldare domani il 100 per cento del dovuto alle imprese dell’indotto, cioè tutti i debiti scaduti al 31 ottobre. È l’accordo raggiunto in mattinata durante l’incontro nello stabilimento ex Ilva alla presenza del governatore Michele Emiliano, del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, del capo del personale Arturo Ferrucci e degli altri dirigenti della fabbrica e dei rappresentanti di Confindustria Taranto.
“Domani – ha dichiarato Emiliano al termine, fermandosi con giornalisti, imprenditori e lavoratori all’uscita – è previsto un nuovo incontro qui per verificare, davanti ai nostri occhi, l’emissione dei bonifici. Speriamo che tutto vada bene. Io non sono né ottimista né pessimista: devo però dare atto che dopo la riunione di ieri e con la presa di posizione così severa e forte di tutte le imprese che rimangono unite e compatte, Arcelor Mittal ha risposto positivamente e questa sicuramente è una buona notizia. Quindi lo stabilimento rimane ancora e continua pur sotto pressione a funzionare”.
Se verrà pagato quanto dovuto, il blocco in piedi da otto giorni verrà rimosso. Nelle scorse ore si è evitato il fermo della produzione, proprio in vista del tavolo della mattinata. Le fatture da pagare ammontano a 60 milioni e riguardano 150 imprese dell’indotto che contano 6mila addetti.
Questa era l’urgenza. Ma ce n’è un’altra ancora più grande e sono le trattative in corso tra governo e multinazionale, che venti giorni fa ha annunciato di voler lasciare Taranto. Il venir meno dello scudo penale è solo una delle motivazioni. Perché, come ha ben chiarito, il motivo è un altro: il rischio di spegnimento dell’area a caldo e, probabilmente, anche i calcoli sugli investimenti fatti male, per colpa o, secondo alcuni, con dolo se non proprio con premeditazione, come sostiene Emiliano.