LECCE- Non è solo un affare delle singole famiglie, quasi sempre lasciate sole. Nella battaglia contro l’Autismo cruciale diventa il coinvolgimento delle scuole e delle istituzioni. A rivendicarlo è il presidente degli Psicologi di Puglia in questa che è la Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo.
“Aiutare una famiglia al cui interno è presente un componente con Disturbo dello Spettro Autistico significa poter creare un ambiente di conforto anche all’esterno di una casa piena di amore e di coraggio, che lotta ogni giorno per fornire tutto il supporto necessario a chi ne è affetto”, dice il presidente Antonio Di Gioia. E’ stato sì approvato il disegno di legge per prevedere la presenza dello psicologo nelle scuole, ma bisogna far presto per evitare il disorientamento che nasce da un diverso approccio alla quotidianità. “Convivere con un bambino autistico – spiega il presidente dell’Ordine pugliese – implica l’apprendimento di nuovi strumenti di comunicazione, che non devono essere rivolti soltanto ai componenti della famiglia. E’ importantissimo insegnare soprattutto agli altri bambini quale sia il modo migliore di accogliere i compagni affetti da qualunque forma di autismo, e tenendo presente che i disturbi del neurosviluppo sono caratterizzati da difficoltà nella comunicazione e interazione sociale e da comportamenti ed interessi che risultano ristretti e ripetitivi. La scuola è il luogo in cui trascorrono gran parte della giornata, è lì che possono formare la percezione opportuna della relazione. Anche in tenera età”.
Dagli approfondimenti svolti da Telerama in questi giorni, è emerso quanto sia sguarnito il fronte delle terapie: poco personale nei quattro poli leccesi; un centro autismo territoriale che apre solo due volte a settimana perché a tre anni dall’attivazione non è stato assegnato un solo medico o terapista. A questo si aggiunge anche la scarsità degli insegnanti di sostegno a scuola.
L’Angsa, l’associazione dei genitori, ha denunciato anche la totale assenza in tutta la Asl di Lecce di uno psichiatra che possa seguire i soggetti affetti da autismo dopo i 18 anni. “Vorremmo poter fare di più anche per i soggetti adulti che sono ancora più soli e abbandonati rispetto ai bambini – rimarcano gli psicologi – perché per loro c’è una preoccupante assenza di possibilità di lavoro, e soltanto trattamenti farmacologici, che non stimolano l’interazione con il mondo esterno”.