ROMA – Anche se la toga viene temporaneamente appesa al chiodo, un magistrato non può fare anche il politico. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, esprimendosi sul “caso Emiliano”. Per la Consulta sono “Infondate le censure al divieto di iscrizione ai partiti. Il presidente della Regione Puglia, che era un pubblico ministero, è finito davanti alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura. Il motivo: è vietato ai magistrati iscriversi a un partito politico, e lui quel divieto lo ha violato. La Corte Costituzionale “ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale riguardanti l’illecito disciplinare che vieta l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa dei magistrati a partiti politici”.
Lui, quando decise di candidarsi come sindaco di Bari (e lo diventò, nel 2004), si mise in aspettativa, ma secondo la Consulta questo non basta e questo comportamento costituirebbe un illecito disciplinare. Poi divenne presidente regionale del Partito Democratico e presidente della Regione.