DEPRESSA- Seminare pomodori, peperoni, zucchine. Accudirli, ogni giorno, vedendo crescere le piantine, trapiantandole nell’orto. Attenderne la crescita, innaffiando e raccogliendo gli ortaggi. Con le mani nella terra, per prendersi cura di ciò che è intorno e anche di sé. A Depressa l’esperimento inizia a dare i suoi primi risultati; lì, dove da un mese è stata recuperata una serra abbandonata e dove già da alcuni anni si lavora su un ettaro che ha un nome importante, “Orto Fiorile”, la cooperativa L’Adelfia mette a frutto le altre abilità di chi è affetto da disturbi mentali.
Su semenzai rialzati, va avanti il progetto di un “Vivaio della biodiversità integrato”, dove sono stati messi a dimora i semi di varietà orticole a rischio scomparsa, per poi riprodurli e diventare custodi di una storia. È una delle tappe de “La terra che cura”, il protocollo sottoscritto a dicembre tra le cooperative L’Adelfia, Harka, Casa delle Agriculture e l’omonima associazione, quattro realtà locali nate con interessi diversi ma mature per mettere insieme competenze e conoscenze, con un solo obiettivo: dare dignità lavorativa a chi è ai margini, tramite l’agricoltura naturale.
Un percorso lungo. Ma i primi frutti, si diceva, iniziano ad arrivare, tanto da portare in piazza un esempio: nella giornata sull’autismo celebrata in mattinata a Tricase, c’erano anche i laboratori di piantumazione della canapa e talee di erbe aromatiche. Una direttrice nuova, promettente. Per curare il disagio mentale, ma anche e soprattutto il pregiudizio.