LECCE – Se il turismo balneare sia destinato o meno a soffocare lentamente non si può certo dire, ma in tal caso non sarebbe colpa soltanto della lungaggine burocratica, il vero nodo è nella pianificazione che chiama in causa gli enti amministrativi tutti.
Non ha dubbi il Presidente del Tribunale amministrativo leccese Antonio Pasca che ad un tema attuale come questo, colonna portante dell’economia locale, dedica una profonda riflessione su più fronti. “Alla base del crescente contenzioso in tema di concessioni demaniali marittime vi è la normativa regionale del 2015 -spiega- idonea a determinare conflitti tra comuni e Regione Puglia da un lato, ma anche tra Stato e Soprintendenza dall’altro“.
Dopo l’avvento della Legge regionale 17 di 3 anni fa l’attribuzione dei beni demaniali risulta possibile solo attraverso l’indizione di bandi di gara. Questo sistema presupporrebbe, a monte, una opportuna pianificazione articolata su due fronti, uno regionale, l’altro comunale e comprensiva di tutte le valutazioni relative alla tutela di ambiente e paesaggio. In sintesi servirebbero un piano regionale delle coste (con pianificazione di massima) e uno comunale delle coste (con previsioni pianificatorie nel dettaglio). Qui siamo in assenza di questi presupposti -spiega Pasca- incappare in valutazioni a discrezione del singolo è molto facile, ed è qui che si annida l’attività amministrativa collusa. Discorso che vale per le concessioni tanto quanto per la definizione temporale di “stagione balneare” e dunque gli obblighi di smontaggio.
“Sarebbe inoltre opportuno -ha aggiunto il Presidente del Tar- considerare l’esigenza di coniugare l’interesse pubblico e di natura economica con l’interesse pubblico alla salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente“. Quello di cui ha bisogno il Salento è dunque una disciplina chiara che eviterebbe il ricorso “caso per caso” e il potenziale abuso della discrezionalità di chi è chiamato a dire l’ultima parola.
“Il giudice -precisa in chiusura Pasca- deve tenere bene a mente un unico assunto: in uno stato di diritto, il diritto è prioritario rispetto all’economia“, a ricordare che i problemi che attanagliano un territorio dovrebbero essere estirpati alla radice, non di certo considerando le decisioni prese in un’aula di Tribunale come l’ago della bilancia.