CAVALLINO- “Nelle province infestate dal brigantaggio i componenti comitiva o banda armata la quale vada scorrendo le pubbliche vie o le campagne saranno giudicati dai Tribunali militari. I colpevoli del reato di brigantaggio i quali – armata mano – oppongono resistenza saranno puniti con la fucilazione”. E’ l’incipit della Legge Pica del 1863, poi seguita dalla legge Peruzzi, una delle pagine più controverse e dure della storia e della politica del nostro Meridione e dell’unificazione d’Italia.
Analizzando quella norma – che porta la firma di un abruzzese – e il dibattito parlamentare che accompagnò l’intera vicenda, Franco Gaetano Scoca, professore emerito di diritto amministrativo alla Sapienza di Roma, ha ripercorso nel suo libro – presentato nella sala consiliare del comune di Cavallino – le cronache e gli avvenimenti di lunghi anni bui sui quali ancora oggi si fa fatica a riportare la luce dell’obiettività. “La poca e distorta informazione sugli avvenimenti, gli interessi personali da tutelare e i pregiudizi sul fenomeno del brigantaggio – spiega Scoca – resero i legislatori del tempo non all’altezza del compito. Vi era una impossibilità anche linguistica di comprensione tra l’esercito sabaudo e i contadini meridionali. La stessa commissione d’inchiesta ebbe come sguardo di prospettiva solo quello delle Prefetture. E a riprova della mediocrità e della crudeltà dei generali dell’esercito piemontese vi sono gli eventi di città del Nord come Novara e Genova, che pure subirono da quei soldati saccheggi, stupri e furti”. All’evento culturale che ha visto protagonista e promotore l’amministrazione di Cavallino hanno preso parte i professori dell’Università del Salento Pier Luigi Portaluri e Giancarlo Vallone. “E’ un libro che colma una lacuna – gli fa eco il professor Vallone – : come può essere accaduto che un parlamento liberale approvasse norme così crudeli e soprattutto in contrasto con il vigente Statuto Albertino?” “Ci sono delle pagine nella cronaca di quegli avvenimenti che fanno davvero rabbia – ha detto Portaluri.- C’è da chiedersi se fu solo lotta al brigantaggio o se invece si trattò della prima, non l’ultima purtroppo, guerra civile italiana. Di certo fu un grande tradimento per queste terre, e tra le pagine di sangue non si può dimenticare l’eccidio di Pietrarsa, quando i bersaglieri sabaudi fecero irruzione nel più grande opificio creato dai Borbone per costruire locomotive”, chiude il professore Portaluri.