MELENDUGNO- Qualcuno ha lasciato un cartello appeso ad un ulivo, a segnare l’ingresso di quella che era la zona rossa fino a due giorni fa. Un monito, con le parole di Falcone, ad alzare la testa. È stato un mese difficile per Melendugno e il Salento. “Passare da qui è una bella sensazione – dice un uomo su un furgoncino – . Finalmente siamo tornati a casa nostra e speriamo che duri, che non rimettano i cancelli”.
Il cielo è rosso fuoco all’orizzonte. Affondiamo i piedi nella terra zuppa, qui dove nelle scorse ore gli operai hanno iniziato a tirar via il filo spinato, le grate, i blocchi in cemento armato. Si è iniziato dall’area della Palude di Cassano, si proseguirà man mano.
I costi dell’intera operazione di installazione, smantellamento e presidio giorno e notte della zona rossa istituita dal prefetto non si conoscono. La multinazionale Tap ci ha confermato di aver pagato di tasca propria i lavori per la costruzione dell’intera recinzione che ora viene demolita. Quanto decine di pattuglie, straordinari, personale spostato per un mese nel Salento da altre regioni sia costato allo Stato dovrà chiarirlo il governo.
Quel che appare inequivocabile è che la recinzione a San Basilio è servita per permettere a Tap di rimettere in piedi la sua, rafforzandola. Nell’area “calda”, quella delle grandi proteste di primavera, restano due cani, il vecchio e nuovo presidio dei noTap, le ghirlande ai rami.
Tre ragazzi si avvicinano alle grate, per vedere cosa è cambiato in un mese: “fa impressione vedere cosa sta accadendo. Convivere con la zona rossa – racconta uno di loro – è stato brutto. Uscire per andare al mare e trovarsi tutte le pattuglie, andare nella propria campagna e dover chiedere il permesso, stare a casa propria e sentirsi spiati. Questo fa più male“.
Ci vorranno giorni per smantellare il muro. Per risanare la cicatrice, però, di certo non basteranno: “Non è più San Basilio – dice una coppia in auto – la contrada è stata stravolta. Siamo usciti con il cane per fare una passeggiata ma non è più niente come prima”.
t.c.