NEVIANO- Hanno vendemmiato di notte, come una volta, perché il vino possa conservare tutti i suoi composti aromatici e perché i microrganismi facciano ancora il loro mestiere durante la fermentazione. Ci hanno creduto ancora a quel miracolo per cui la terra ti restituisce frutti buoni se non la maltratti. E la produzione quest’anno è raddoppiata rispetto all’anno prima. Quattro quintali di uve 90 per cento Negroamaro e 10 per cento Malvasia bianca, in non più di mezzo ettaro, in contrada Santu Nicola, a Neviano.
È lì che l’associazione Ciaula s’è messa in testa l’altamente improbabile: da due anni, restituisce alla vita vigneti abbandonati. In principio, è stato il “vino scersu”, prodotto da tre quintali di uve rimaste sui campi, senza essere raccolte. Poi, il “Santu Nicola”, che è andato a ruba. “Non lo vendiamo – dice Mattia Pasca, membro dell’associazione – ma lo portiamo in giro tra i mercatini per farlo assaggiare. Vogliamo far capire a tutti che i vigneti sono stati e sono ancora ricchezza, che la svolta può esserci”.
A Neviano, è rimasto il 5 per cento soltanto delle viti di un tempo, si continua a estirpare. Loro, invece, tutti ragazzi del posto, hanno fatto come il protagonista della storia di Pirandello da cui hanno preso in prestito il nome per l’associazione: come Ciaula hanno scoperto la luna. Hanno preso in affitto vigneti abbandonati, li hanno potati, curati con metodi rigorosamente naturali, microrganismi in primis, e hanno avuto produzioni eccellenti. Un’esperienza che non è solo agricola, ma anche di comunità, per scoprire la luna, appunto, dove si pensava ci fosse solo buio.