LECCE – A lui, a Genova, è intitolato un ponte: Ludovico Patrizi è il primo caduto della Resistenza italiana. Ed era salentino. Carabiniere nato a Cursi nel 1901, il 9 settembre 1943 morì a Pontedecimo ucciso dai tedeschi assieme al soldato Gaetano Daddomo. Quando alla sua memoria venne assegnata la medaglia d’argento al valor militare, la motivazione ha ricostruito i fatti. E il suo coraggio: “Durante un servizio di vigilanza lungo un’importante linea ferroviaria, accortosi che alcuni militari nemici avevano aggredito ed ucciso un soldato italiano in servizio di sentinella, perché si era rifiutato di consegnare le armi, apriva audacemente il fuoco contro di essi uccidendone due e ferendone gravemente un terzo. Avvistato successivamente da pattuglia nemica sopraggiunta per effettuare il rastrellamento della zona, attendeva impavido l’avvicinarsi dell’avversario contro il quale sparava numerosi colpi del suo moschetto finchè, colpito mortalmente da una scheggia di bomba a mano, cadeva eroicamente per la causa della libertà”.

Si sa poco di cosa sia stata la lotta di liberazione per i salentini. A dare un contributo essenziale alla conoscenza è stato il lavoro di Pati Luceri, docente del liceo Stampacchia di Tricase. Nel suo “Partigiani e antifascisti in Terra d’Otranto”, la ricerca storica ha restituito volti, nomi, vissuti di oltre 1281 leccesi, brindisini e tarantini uccisi dalle camice nere e dai nazisti, nel Nord Italia come all’estero, Balcani soprattutto, ma anche Francia e altre parti d’Europa. Ancora prima, nel 1984, il primo tentativo di ricognizione fu dell’Anpi di Lecce: 300 nomi nel libretto “Il Salento per la libertà e la pace”.

Molto di questa storia è stato nel frattempo recuperato. Molto altro attende di rivedere la luce della memoria. Erano partigiani di ogni estrazione, i nostri: Achille Pellizzari, di Maglie, 57 anni, era il Rettore dell’Università di Padova; Antonio Pisino, anche lui di Maglie, era attivista nel Movimento Comunista, sottotenente di Marina e studente universitario: aveva 27 anni quando fu trucidato alle Fosse Ardeatine. Con lui anche altri cinque conterranei: Ugo Baglivo di Alessano; Ferruccio Caputo, studente di Melissano; Antonio Ayroldi, maggiore del Regio Esercito di Ostuni; Federico Carola di Lecce e suo fratello Mario, nato a Gaeta; Emanuele Caracciolo, nato a Tripoli nel 1912 da genitori gallipolini, regista cinematografico ammazzato con un colpo di pistola alla nuca.
Di Collepasso era Gino Malorgio, nome di battaglia “Alberto” nella 31^ Brigata Garibaldi “Forni”. Nella Gramsci, invece, combatteva Carmine Baldari, di Galatina, il più giovane tra i partigiani leccesi. Aveva appena 15 anni Salvatore Belfiore, gallipolino morto a Tarnova Della Selva. Era un poeta e pittore Giuseppe Sozzo di Surbo, deportato nei lager, e tenente colonnello Giuseppe Izzo di Presicce. Di Campi Salentina, invece, Cosimo Di Palma, capitano pilota dell’Aeronautica al comando del Raggruppamento da Bombardamento e Trasporto di Galatina, morto nei cieli del mar Adriatico e medaglia d’oro al valor militare.
Una lotta per la libertà a cui hanno partecipato anche le donne: Maria Teresa Sparascio, staffetta tricasina morta nel Parmense; Aida Caggiula di Parabita; le sorelle Adele e Amelia Mileo di Lecce.
