LECCE- Ciò che resta di loro non sono solo giovani corpi violati, ma il senso di una giustizia che deve appartenere a tutti, il senso di una verità da cercare a tutti i costi. Ne “Il corpo del reato”, Carlo Bonini va oltre la cronaca. Lui, giornalista di Repubblica e autore di Acab e Suburra, sa che la morte di Stefano Cucchi segna una generazione, è diventata un pezzo di storia italiana, perché carica di simboli, di significati pesanti, tutti racchiusi nella vicenda di un giovane geometra romano che in caserma, arrestato per droga, entra con le sue gambe e alla sua famiglia viene riconsegnato cadavere. La sua storia si incrocia con quella di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto al Cairo, in Egitto, dopo torture indicibili. Anche in quel caso, un corpo il cui calvario è stato portato a galla dallo stesso medico legale di Cucchi.
La presentazione del libro, nel pomeriggio di lunedì, alla Feltrinelli di Lecce, è stata un’occasione per approfondire il tema della giustizia. L’evento, in collaborazione con il Dipartimento di criminologia dell’Università del Salento, ha chiamato a raccolta accademici, l’associazione Antigone, magistrati. Così un libro si trasforma in una inchiesta civile, raccontata con gli strumenti della narrazione più incalzante, mettendo al centro “il testimone primo e ultimo della verità su quanto accaduto: il corpo del reato”, appunto.