LECCE- Ad accendere la polemica sui tributi locali è il recente studio della Uil, quello secondo il quale Lecce si piazza addirittura tra le prime 10 città più care d’Italia, dove non converrebbe dunque possedere una seconda casa, come sostenuto dal segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto, nel commentare il Rapporto Imu-Tasi 2016 .
“Lo studio della Uil non aveva senso-afferma il Sindaco Paolo Perrone- i criteri erano sballati, così come la lettura data successivamente. Non si possono paragonare territori turistici e non turistici. Anzi, la classificazione al decimo posto dopo grandi città come Roma e Milano, è un successo per Lecce. Io credo – aggiunge – che ci sia stata piuttosto una strumentalizzazione di questo studio, non solo da parte di alcuni sindacati ma anche da parte del Pd”.
Poi, c’è il capitolo Tari, aumentata dell’8 per cento: “la tariffa – ha spiegato il sindaco – è lievitata non per il servizio di raccolta rifiuti, ma per i costi di smaltimento, visto che i rifiuti non sono più conferiti nella discarica di Cavallino ma in quella di Statte, così come per l’organico, che adesso si deve spedire presso i vari impianti di compostaggio”.
“Un territorio a meta turistica come, per fortuna, lo è quello di Lecce- afferma l’assessore al Bilancio e Tributi del Comune di Lecce, Attilio Monosi– è diverso da un territorio a meta non turistica, quindi le conclusioni tratte da queste studio sono inesatte e messe in circolo per screditarci”.